Autunno in Barbagia 2018

numerosi siti preistorici sono i stati oggetto di molte fantasie popolari che ne hanno fatto le residenze di esseri fantastici protagonisti di molte leggende.

Così nacque la storia della bella fanciulla che creava tessuti d’oro nella caverna ai piedi del tacco calcareo di Pitzu de Pranu. Qui sono stati scoperti i primi insediamenti preistorici della zona che risalgono al Neolitico Medio (4000-3400 a.C., Cultura di Bonuighinu).

Sarebbero invece state le gianas (o janas) con le loro unghie robuste e affilate a scavare le pareti rocciose per costruire le stupende domos de janas (case delle fate). Le sepolture, abilmente ricavate nella roccia, risalgono fino al Neolitico Recente e sono disseminate in tutto il territorio. Le più famose si trovano in località Nadalia abreve distanza dal rilievo di Bruncu Istiddi.

A partire dal Medioevo si hanno notizie della villa di Belvìappartenente al Giudicato di Arborea e inserita nella curatoria che da lei prende il nome. Ancora oggi la regione che comprende il centro e i paesi di Aritzo, Meana Sardo e Gadoni è detta “Barbagia di Belvì” per via della sua antica importanza.

Il regno di Arborea ne rispettava l’autonomia ma, quando il giudicato, cadde i catalano-aragonesi imposero il sistema feudale. Gli scontri che seguirono indussero i feudatari, in più di un’occasione, a rinunciare al controllo del centro, cosicché dal 1507 entrò a far parte del patrimonio regio e fu amministrato da un ufficiale scelto tra i rappresentanti della popolazione.

Nel 1767 il nuovo tentativo di sottomettere il paese a una signoria, quella dei Lostia, scatenò nuove tensioni ma, già nel 1838, l’esperienza feudale di Belvì poté dirsi conclusa con il pagamento da parte degli abitanti di un riscatto per il proprio territorio, come previsto dall’editto reale piemontese emesso in quell’anno.

Il XIX secolo vide la costruzione delle ferrovie nell’Isola che rese più agevole le comunicazioni e gli scambi commerciali portando un certo benessere al centro. Tra il 1888 e il 1890 nei pressi dell’abitato venne costruita S’Arcu che risulta ancora oggi la più lunga galleria ferroviaria della Sardegna.

Oltre alla vendita di castagne, nocciole e noci una delle principali attività economiche del Novecento era rappresentata dal commercio di laterizi. Ancora oggi si possono visitare gli antichi forni con cui si producevano mattoni e tegole esportati anche in altri paesi della Sardegna.

Il patrimonio naturalistico è la grande ricchezza di Belvì. Il paese è circondato da stupendi boschi di nocciole, castagni e noci tra cui si incontrano alcuni splendidi esemplari secolari come il noce chiamato “sa nuje de tziu Pili” e gli enormi alberi di castagno in località Nerca.

Secondo le leggende popolari qui abitano esseri fantastici come il Maschinganna, che si diverte a spaventare con voci o suoni chi si avventura nelle foreste dove risiede, e le Gianas (fate/streghe) che di giorno tessono con fili d’oro rinchiuse nelle loro case scavate nella roccia e di notte vagano per le selve dove ballano e svolgono i loro rituali.

Il territorio si sviluppa tra due tipologie di montagne: a ovest si trovano gli spettacolari tacchi calcarei chiamati “tòneri” o “meseddos” mentre a est si innalza l’imponente catena del Gennargentu con le cime più alte dell’Isola.

In posizione dominante a ovest del paese si può ammirare lo scenografico tacco di Pitzu de Pranu (846 m) ai piedi del quale si trova una importante grotta, dove probabilmente si stabilirono i primi abitanti dell’area nel Neolitico Medio come testimoniano i resti archeologici.

L’abitato si sviluppa sulla costa nord-est del Monte Genna de Crobu. Sui suoi declivi sono presenti differenti specie vegetali tra cui: fitti boschi di leccio, quercia, roverella, agrifoglio oltre ai caratteristici noccioli, noci, castagni. Nelle aree rocciose e soleggiate invece vegeta il pero selvatico, il ginepro e l’ulivo. La macchia mediterranea con le sue essenze fa da cornice a questo splendido scenario naturale in cui vivono cinghiali, volpi, donnole, e numerosi volatili tra cui il corvo, la ghiandaia, il picchio, il verdone, il colombaccio e l’astore. In località Sa Tanca sono presenti stupendi esemplari secolari di corbezzoli e ciliegi.

Le incantevoli vallate sono ricoperte da una florida vegetazione e dalle colture di alberi da frutto. A circa un chilometro a nord del paese si trova la bellissima Valle di S’Iscara che si sviluppa sul terreno umido e fertile dove scorreva l’omonimo corso d’acqua, mentre a nord-est, sul confine con Desulo si trova il pianoroformato dal fiume Occile.

Distesa sui terreni di Belvì, Tonara e Sorgono, la meravigliosa foresta di Uatzo è una delle maggiori attrazioni naturali: il visitatore potrà immergersi nella rigogliosa vegetazione, composta da boschi di castagni, lecci, sughere, roverelle e attraversata da numerosi torrenti. Questo è il posto ideale per intraprendere entusiasmanti escursioni sui sentieri, segnalati dalla cartellonistica, da cui è possibile ammirare il volo di aquile e falchi.

Tra questi affascinanti paesaggi si snoda il percorso della linea ferroviaria Mandas-Arbatax del Trenino verde. La linea turistica propone agli amanti della natura un viaggio nel passato lungo le ferrovie dell’Ottocento che attraversano arditi percorsi tra le montagne. Nel 1921 lo scrittore inglese D.H. Lawrence, nel suo libro di viaggio  Mare e Sardegna , la descrisse così: «È una strana ferrovia … Sfreccia su per le colline e giù per le valli attorno a curve improvvise con la massima noncuranza».

Divenuti simbolo della produzione artigianale di Belvì, i Caschettes sono deliziosi dolci della tradizione un tempo riservati alle grandi occasioni come feste religiose e matrimoni da cui deriva l’appellativo di “dolci della sposa”.

Queste delicatissime creazioni sono un’esclusiva del paese che ha saputo tramandare nei secoli metodi di preparazione e l’uso delle materie prime locali che le rendono un vero e proprio gioiello gastronomico. Composti da un sottilissimo guscio di pasta violada (un impasto di farina e strutto lavorato con molta cura) che risulta quasi trasparente, i Caschettes sono farciti con una pasta di nocciole e miele aromatizzata con scorza d’arancio.

Le diverse forme di artigianato ancora vive nel paese (come l’intaglio del legno e la lavorazione del ferro) sono il fiore all’occhiello di questa laboriosa comunità che ha saputo conservare e valorizzare le sue antiche tradizioni.

Il suggestivo centro storico conserva un intricato percorso di ripide stradine su cui si affacciano le tipiche case dell’architettura barbaricina: costruite in conci di pietra su più piani da cui spuntano i caratteristici balconi in legno.

La chiesa parrocchiale, intitolata a sant’Agostino, venne probabilmente costruita nel Cinquecento come testimonia la struttura attuale caratterizzata dall’alto campanile sormontato da una graziosa cupoletta maiolicata. Al suo interno si conservano due bei altari lignei, del XIX secolo, dedicati a S. Antonio abate e alla Vergine del Rosario e posizionati nelle cappelle che furono aggiunte in tempi successivi alla costruzione originale.

L’antica chiesetta campestre di San Sebastiano accanto a cui si trova il vecchio cimitero è oggi inglobata nell’abitato. Come molte tipiche chiese di campagna il piccolo fabbricato presenta una facciata semplice sormontata dal campanile a vela. Qui si svolgono alcuni importanti riti della Settimana Santa.

A circa 2 chilometri a nord dal paese su uno scenografico colle si incontra la chiesa di Santa Margherita. Ricostruita nel 1920 sulle rovine di un vecchio edificio sacro di cui si ha notizia nel XVII secolo, secondo la tradizione sarebbe la prima parrocchiale del nucleo originario del paese un tempo collocato nella splendida vallata di S’Iscra.

Una delle principali attrazioni del centro è l’importante Museo di Scienze Naturali in cui sono esposti i minerali fossili e la fauna della Sardegna. La raccolta è il risultato delle ricerche effettuate sul territorio, a partire dagli anni ’70 del Novecento, dal professor Friedrich Reichsgraf Von Hartig, noto studioso di entomologia ed ecologia a cui si sono aggiunte donazioni di privati che continuano ad arricchire la collezione.

Dalla graziosa stazione ferroviaria di Belvì, costruita nel XIX secolo, passa il Trenino verde (linea turistica) che conduce i visitatori alla scoperta delle bellezze paesaggistiche del territorio. Poco distante si trova il sottopassaggio di S’Arcu, realizzato tra il 1888 e il 1890, che risulta ancora oggi la più lunga galleria ferroviaria della Sardegna.

Secondo le leggende popolari tra i boschi di Belvì vivono esseri fantastici come Maschinganna e Gianas (o Janas) che abiterebbero le tombe preistoriche scavate nella roccia chiamate, appunto, “domus de janas”. A questa tipologia appartengono le numerose sepolture costruite tra il Neolitico Medio e l’età del BronzoAntonitzò, posizionata su un apro cocuzzolo, Gesaru, Lagosu, Nadalia tra le più spettacolari, Occile, Genna Ua, Perda Lione e Perda Nerca.

Autunno in Barbagia a Belvì - 20 e 21 Ottobre

Tra le leggende che avvolgono la storia di Belvì si narra di una bella fanciulla che creava tessuti d’oro nella caverna ai piedi del tacco calcareo di Pitzu de Pranu.

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