Autunno in Barbagia 2018

Il territorio fertile, ricco di sorgenti e riparato dalle montagne è stato scelto dall’uomo da tempi remoti. In località Sa Itria sono state scoperte le prime testimonianze della presenza umana: affascinanti menhir domus de janas (tombe scavate nella roccia) furono costruite a partire dal Neolitico.

Non sia hanno notizie certe delle origini del paese ma si conosce la prima volta che compare nelle fonti scritte: nel 1341 la villa di Gavi è nominata nelle Rationes Decimarum tra i paesi della diocesi di Santa Giusta che versavano tributi alla curia romana.

Durante l’importante epoca giudicale (nell’Alto Medioevo) Gavoi era compreso nel Giudicato d’Arborea e faceva parte della curatoria della Barbagia di Ollolai. Gli abitanti godevano di particolari privilegi e doveri come quello di prestare servizio nell’esercito giudicale.

Tra i firmatari della pace del 1388 tra Eleonora D’arborea e Giovanni d’Aragona vi è Bernardus Lepore, sindaco di Gavoi e procuratore della curatoria della Barbagia di Ollolai e Austis.

Con la firma della resa degli arborensi del 1410 la villa divenne feudo dei Cubello che riuscirono a riappacificare gli abitanti proponendosi come continuatori della tradizione degli Arborea. Nel 1463 Salvatore Cubello ottenne il titolo di marchese così Gavoi entrò a far parte del marchesato di Oristano.

I suoi territori furono accresciuti dal marchese d’Oristano Leonardo Alagon con la donazione dei territori di Oleri (una villa distrutta dalla peste) che vennero divisi tra Gavoi e Ovodda.

Con la confisca del feudo in seguito alla cattura di Alagon, che aveva osato ribellarsi alla Corona d’Aragona in nome della sua discendenza con gli Arborea, il centro passò nelle mani dei Carroz e nel 1614 entrò a far parte del ducato di Mandas.

Per circa due secoli si susseguirono le amministrazioni di diversi funzionari baronali. L’acquisizione dell’Isola da parte di Casa Savoia non comportò nessuna trasformazione del sistema feudale che fu abolito soltanto nel 1838.

Divenuto capoluogo di mandamento della provincia di Nuoro nel 1821, con l’abolizione delle provincie dal 1848 fu incluso nella divisione amministrativa di Cagliari fino al 1927 quando è tornato a far parte della nuova provincia di Nuoro.

Circondato da colline e monti e bagnato da corsi d’acqua, Gavoi vanta una posizione strategica al centro della Sardegna.

I rilievi si stagliano tutt’intorno al paese, proteggendolo dai forti venti: a Nord si trova il monte Pisanu Mele, a Ovest i monti di Brundihòne e Chizu de noli, a Est i monti Puddis e Cogoddio (Nord-Est) mentre a Sud il panorama si apre con l’incantevole vallata del fiume Taloro.

Boschi di roverella e leccio insieme a castagni, agrifogli, noci e ciliegi sono rifugio delle numerose specie animali tra cui sono preservati alcuni endemismi sardi: euprotto sardo (anfibio), nibbio reale, falco pellegrino, corvo imperiale, gatto selvatico, martora.

Molte aree sono riservate al pascolo ma, in particolare vicino ai corsi d’acqua, sono presenti anche terreni destinati alla coltivazione di alberi da frutto e soprattutto ortaggi: fagioli, pomodori, cavoli, zucche e le rinomate patate, che hanno ottenuto grande successo attraverso progetti promozionali e sagre.

A circa 2 km a Sud del paese si trova il lago di Gusana uno dei più importanti siti di turismo ambientale della Barbagia. L’invaso artificiale fu realizzato agli inizi degli anni ‘60 del Novecento, come primo salto del fiume Taloro per la produzione elettrica, e oggi rappresenta un patrimonio ambientale di grande interesse per le sue bellezze naturalistiche e paesaggistiche. Intorno alle acque, che assumono una colorazione blu intensa d’inverno e verde d’estate (per le alghe in sospensione), si ritrovano gli arbusti tipici della macchia mediterranea: corbezzolo, ginepro, ginestra, erica e cisto. Nel lago sono praticati diversi sport: escursioni a piedi, a cavallo e in canoa, inoltre si organizzano i campionati regionali di pesca alla trota. Nei dintorni sono presenti diversi siti archeologici di età nuragica e romana: foto d’epoca ritraggono un ponte romano oggi sommerso dalle acque.

Dal ricco patrimonio archeologico alle numerose iniziative culturali non mancano occasioni di svago e di nuove esperienze.

Per chi vuole fare conoscere le credenze e i riti del periodo prenuragico è consigliabile una visita ai siti archeologici vicino alla chiesa di Sa Itria; qui si trova il famoso menhir Sa perda Longa che si leva da terra per più di 3 metri mentre un raggruppamento di menhir è ancora visibile nella radura di Perdas Fittas. Nel territorio si conservano diverse tipologie delle suggestive tombe scavate nella roccia chiamate domus de janas; le più visitate sono quelle di S’iscrithola, che, scavate in massi singoli di granito, presentano tracce di ocra rossa nell’ingresso, e le domus di Gurrai, che si sviluppano in più ambienti e sono definite sas campanas de Gurrai per la loro particolare forma.

Nei punti più elevati e vicino alle sorgenti sono custodite le costruzioni simbolo dell’antica civiltà sarda: i nuraghi. Tra i più noti vi è il nuraghe di Talaichè, alto circa 6 m, con la caratteristica copertura a tholos intatta.

Nei dintorni del paese si trova la chiesa campestre della Madonna d’Itria, ricostruita agli inizi del ‘900 su un antico impianto a croce greca. Qui si svolge la tradizionale corsa equestre di origine medievale: Su Palu de Sa Itria.

Camminando per le incantevoli vie del centro storico si possono ammirare le tipiche case in granito dell’architettura barbaricina molto ben conservate. Ci si può lasciar trasportare alla ricerca degli scorci inaspettati arricchiti dai profumati balconi fioriti. Proseguendo lungo le stradine si giunge alla piazza principale dove gli spazi si ampliano per donare una visione d’effetto sulla bella chiesa parrocchiale intitolata a San Gavino: edificata nel XVI secolo in stile tardo gotico, presenta una facciata semplice impreziosita da un imponente rosone in vulcanite rossa e un portale barocco.

Per approfondimenti sulla cultura locale non può mancare una visita al museo Casa Porcu Satta, che vanta una notevole collezione etnografica: i bellissimi abiti della tradizione gavoese, i giocattoli d’un tempo, gli strumenti degli antichi mestieri e la raccolta di strumenti musicali. Tra questi spicca  su tumbarinu, il tamburo suonato dai tumbarinos che hanno reso Gavoi famosa in tutta l’Isola.

Tra le tante iniziative culturali che animano il paese ha assunto una particolare rilevanza il festival della letteratura L’Isola delle storie, che si svolge i primi di luglio: un grande evento nato nel luglio 2004, che richiama scrittori, attori, musicisti, giornalisti, politici da tutto il mondo.

Autunno in Barbagia a Gavoi - 6 e 7 Ottobre

Camminando per le incantevoli vie del centro storico di Gavoi, si possono ammirare le tipiche case in granito dell’architettura barbaricina molto ben conservate.

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