Autunno in Barbagia 2018

Le enormi ricchezze del territorio di Lula hanno attratto sin dalla preistoria antiche civiltà di cui si conservano numerose testimonianze. Le sue rigogliose foreste hanno fatto ipotizzare che il toponimo sardo Lùvula/Lùgula, derivi dal termine d’origine etrusca “lucus” ossia “bosco sacro”.

Al Neolitico risalgono le straordinarie domus de janas, sepolture chiamate localmente “concheddas”, alcune delle quali sono state scavate nella roccia vicino alla miniera di Sos Enattos probabilmente già utilizzata dai protosardi. Allo stesso periodo risalgono nel Mont’Albo le splendide grotte, adattate ad usi religiosi e funerari, come quella di Sos Omines agrestes, mentre in epoca nuragica furono erette inaccessibili torri su aspri rilievi, tombe dei giganti e incantevoli villaggi.

Il passaggio dei Romani è documentato da diversi ritrovamenti che dimostrano l’incontro con la cultura locale, come nel sito di Punta Su Casteddu, e lo sfruttamento delle miniere di Sos Enattos e Guzzurra. Qui lavorarono, secondo alcune fonti, gli schiavi condannati all’estrazione dei metalli (ad metalla) tra i quali vi sarebbe stata una colonia di ebrei, ancora presenti nell’XI secolo d.C.

L’origine del centro abitato risalirebbe all’epoca medievale quando il villaggio apparteneva al Giudicato di Gallura ed era compreso nella curatoria di Galtellì.

Nel 1143 il vescovo di Galtellì, Bernardo, vendette ai rettori, procuratori e operai di Santa Maria di Pisa, Guido e Mauro, la donnicalia (territorio con abitazioni e servi) di Santa Maria di Lùgula. Questa fu tra le prime delle tante concessioni che accrebbero il controllo di Pisa sul giudicato gallurese. Con il matrimonio, nel 1206, tra la giudicessa Elena de Lacon e il pisano Lamberto Visconti iniziò la dinastia che nel 1300 portò al diretto dominio della città marinara sul giudicato e allo scontro con la corona d’Aragona (che intanto aveva ottenuto dal Papa il Regno di Sardegna e Corsica).

Così durante il XVI secolo la corte di Lùgula dopo la vittoria degli aragonesi e la divisione della Gallura, venne concessa in feudo ai Torrents. Fu un secolo molto difficile per le popolazioni che oltre alle rovine portate dalla guerra dovettero affrontare anche la peste che invase tutta l’Europa.

Molti villaggi vicini scomparvero in quegli anni e le loro popolazioni si riversarono nel sito più salubre dove sorge l’odierna Lula: fu questa la sorte del piccolo centro di Duascor nei dintorni della chiesa di San Nicola, distante dal paese circa 2 km.

Per liberare l’Isola dagli invasori iberici e unificarne tutti i territori il giudice d’Arborea Mariano IV intraprese una guerra contro i re spagnoli. Così nella seconda metà del secolo il centro fu annesso al Giudicato d’Arborea fino alla definitiva sconfitta dei sardi nel XV secolo. Il villaggio passò in mano a diversi feudatari detestati dalla popolazione che cercò più volte di ribellarsi. Per combattere le ingiustizie degli amministratori baronali molti abitanti si diedero alla macchia e il territorio divenne rifugio di molti banditi. Con l’estinzione dell’ultima signoria, quella dei Manca, nel 1788, il villaggio non fu sottomesso ad altri feudatari.

Nel XIX secolo la produzione industriale delle miniere di Sos Enattos, Guzzurra, e Arghentaria influì notevolmente sullo sviluppo e sulla cultura del centro. Qui avvennero i primi scioperi dei minatori sardi nel 1899. L’attività è cessata definitivamente negli anni Novanta del Novecento e i siti sono stati oggetto di opere di recupero e valorizzazione. Dal 2001 le miniere di Lula sono entrate a far parte del Parco Geominerario della Sardegna, riconosciuto dall’UNESCO per il grande valore storico, culturale e naturalistico.

Incorniciato dalle due cime gemelle di Punta Catirina e Punta Turuddò, alte entrambe 1127 metri, il paese di Lula si sviluppa in un’area di  grandi bellezze naturalistiche ai piedi del gigante calcareo del Mont’Albo.

Il massiccio è stato dichiarato Sito di Interesse Comunitario dall’Unione Europea per i numerosi endemismi vegetali e faunistici. Immersi in una natura quasi incontaminata vivono diverse specie animali: il Geotritone del Mont’Albo, il muflone, il gatto selvatico, la martora, il corvo imperiale, il gracchio corallino e l’aquila reale.

Le aspre superfici del complesso calcareo dolomitico custodiscono una ricchissima vegetazione che rappresenta circa un terzo della flora sarda: tra la macchia mediterranea, i boschi di lecci e tassi, gli olivastri, i ginepri, i lentischi e i corbezzoli spuntano i delicati fiori del pero corvino, del limonio e di molte specie endemiche come la Peverina del Supramonte che cresce esclusivamente sui calcari centro-orientali della Sardegna.

Tutto il rilievo è caratterizzato da straordinarie gole e grotte che ne fanno il luogo ideale per l’arrampicata sportiva e gli appassionati di speleologia. L’erosione della roccia calcarea causata dalle piogge ha creato spettacolari fenomeni carsici come i graziosi pianori, dove si potrà incontrare qualche antico ovile come su coile nella radura Sa de Mussinu. L’acqua assorbita in profondità dà vita a corsi sotterranei che scorrono in alcune delle spettacolari grotte tra le quali si possono annoverare le impressionanti voragini verticali di Tumba de Nurai e di Sos Nidos .

La gran parte del territorio comunale è ricoperto da dolci colline, su cui si pratica l’agricoltura e l’allevamento, interrotte dalla grande pianura a sud-est formata dal fiume Isalle in cui, nascosti tra la vegetazione, si trovano i nuraghi Puzzittu e Colovros.

Non distanti dal paese si trovano le miniere di S’Arghentaria e Guzzurra, a nord,  e Sos Enattos a sud-ovest, già utilizzate dai Romani per l’estrazione dell’argento e della galena. Questi affascinanti siti di archeologia industriale sono inseriti in un paesaggio di grande bellezza e fanno parte del Parco Geominerario, Storico e Ambientale della Sardegna, riconosciuto dall’ UNESCO. Oltre a visitare i resti dei villaggi minerari ottocenteschi le guide locali accompagneranno il visitatore alla scoperta di suggestivi percorsi lungo le gallerie sotterranee.

Incastonati in un paesaggio di straordinaria bellezza i tesori archeologici di Lula ripercorrono le tappe fondamentali della storia sarda.

Alcuni tra i siti preistorici più affascinanti si incontrano nel Mont’Albo: splendide grotte, adattate ad usi religiosi e funerari, come quella di Sos Omines Agrestes e Conca de Crapas ma anche straordinarie domus de janas, chiamate localmente “concheddas”. Un esemplare particolarmente interessante si trova ai piedi del monte: Sa Conchedda de Su Priteru è scavata in una roccia calcarea dalle venature ferrose che le conferiscono un caratteristico colore rosa .

Nei rilievi si incontrano anche inaccessibili torri nuragiche come quella di Su Casteddu costruita su un’altura a 622 m s.l.m. con conci di calcare.

A poca distanza dall’abitato, in località Pretichinosu si trova un nuraghe che appartiene alla tipologia cosiddetta “a corridoio” risalente al periodo  precedente all’età del Bronzo. Nella pianura a sud si conserva l’imponente Nuraghe Colovros circondato da una cinta muraria in cui sono inserite quattro torri. Sono presenti anche numerosi villaggi coevi e tombe di giganti.

Il patrimonio archeologico di Lula vanta importanti siti di archeologia industriale legati allo sfruttamento delle miniere di Sos Enattos, S’Arghentaria e Guzzurra dichiarate patrimonio dell’UNESCO e inserite nel Parco Geominerario della Sardegna. I percorsi proposti consentono di visitare i  illaggi minerari ottocenteschi inoltre, nelle miniere di Sos Enattos si potrà accedere alle gallerie dell’Ottocento e passeggiare in un affascinante itinerario sotterraneo.

Nel centro del paese si trova la  chiesa patronale e parrocchiale di Santa Maria Assunta, situata in una piazza rialzata,rispetto al piano stradale, edificata fra il XII e il XIII secolo Fu affrescata dal pittore toscano Spirito Lari negli anni Venti del '900, restaurata negli anni Ottanta. 

A soli 2 km a sud del paese si incontra il celebre santuario campestre chiamato Santu Frantziscu de Lùvula”, intitolato a San Francesco d’Assisi, di cui scrisse il premio Nobel Grazia Deledda. La chiesa fu eretta tra la fine del Cinquecento e il 1604 in stile barocco e, secondo la tradizione, sarebbe stata costruita da un bandito nuorese per grazia ricevuta. La festa, che si celebra ogni anno a maggio e a ottobre, richiama numerosi pellegrini specialmente dal comune di Nuoro che nella notte percorrono circa 30 km a piedi per arrivare in mattinata al santuario. Qui viene offerto il caratteristico piatto di minestra con su Filindeu, una speciale pasta prodotta per l’occasione formata da sottilissimi fili disposti a strati e fatti essiccare per poi essere cotti nel brodo di pecora e formaggio.

Altre feste campestri molto sentite si svolgono nelle prime tre settimane di settembre, e sono rispettivamente Nostra Signora del Miracolo, San Nicola e San Matteo. Oltre alle festività religiose il paese ha saputo conservare alcune antiche tradizioni. Appartengono ad arcaici riti pagani le maschere del carnevale lulese: su Battileddu, sos Battileddos Gattias e sos Battileddos Massajos. Il primo è la vittima sacrificale di cui si inscenerà la morte che porterà alla rinascita.

Autunno in Barbagia a Lula - 29 e 30 settembre | Atonzu Luvulesu

Le rigogliose foreste di Lula hanno fatto ipotizzare che il toponimo sardo Lùvula/Lùgula, derivi dal termine d’origine etrusca “lucus” ossia “bosco sacro”.

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