Autunno in Barbagia 2018

Il nome di Orotelli potrebbe derivare dai sostantivi di origine greca “Oros” (altura) e “Tello” (nascere), in riferimento alla sua posizione collinare, oppure dal latino “Ortellius”, ovvero terra d’oro poiché ricca di grano. Di certo il borgo vanta origini antichissime (alcuni monumenti preistorici risalgono alla fine dell’età neolitica o all’inizio dell’Età del Rame). Testimonianze antiche si riscontrano anche nei vari monumenti di epoca nuragica come le numerose sepolture megalitiche o il famoso dolmen di Sinne. L’abitato attuale potrebbe aver avuto origine in età romana, situato lungo il tracciato di una importante strada che l’impero aveva costruito per congiungere i centri di Cagliari e Olbia. Secondo tradizione le origini del primo nucleo abitato sono invece affidate ad un’antica leggenda di un pastore e del suo bestiame perduto: l’uomo, proveniente da un paese vicino, dopo una lunga ricerca ritrova gli animali fermi ad abbeverarsi a una fontana denominata Iscatthai (ora rione di Orotelli). Il pastore, affascinato da quella fonte d’acqua e dalla bellezza dei luoghi, decise di non andar più via da quella zona e trasferirvisi con la famiglia, dando così i natali al paese.

Nel cuore della Sardegna, dove ancora oggi la vita è segnata da antiche tradizioni e usanze popolari, sorge il centro di Orotelli. Il comune si trova a circa 18 km da Nuoro, nella storica subregione della Barbagia, e confina con i territori di Bono, Benetutti, Bottida, Illorai (in provincia di Sassari) e Oniferi, Orani e Ottana nella stessa provincia di Nuoro. Il centro sorge su un altopiano caratterizzato da rocce granitiche di modeste dimensioni, in particolare tonaliti presenti soprattutto nella Serra d'Orotelli, a nord del centro abitato. Il paese si sviluppa in due nuclei separati: quello più antico, con il centro storico disposto intorno alla chiesa dedicata a San Giovanni Battista e la vicina chiesa di San Lussorio, e a partire dagli anni Trenta, il nuovo rione di Mussinzua, ove si trovano la chiesa rurale del Santissimo Salvatore e la Chiesa Parrocchiale Spirito Santo, compatrono di Orotelli, edificata a partire dal 1970 in stile moderno sui ruderi della vecchia chiesa aragonese del sec XIV.

Nonostante il territorio granitico il paese si è distinto più per la sua economia agricola che per la tradizionale attività pastorale dell’Isola. Negli anni Sessanta, con la crisi del settore dei cereali, è invece scomparsa quasi definitivamente la comunità degli agricoltori. Permane l’attività artigianale che, grazie alla loro arte e maestria, ha portato i calzolai orotellesi ad essere noti in tutta la provincia. Il paese è da sempre considerato la patria dei classici stivali della Barbagia, sos cambales, ancora oggi realizzati a mano secondo la tradizione e utilizzando forme di legno, osso di capra per le rifiniture e la rigatura, lesine di spago e trincetto per i tagli del cuoio. Oltre la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, uno degli edifici religiosi di maggior importanza, edificato intorno al 1116 e già sede di cattedra vescovile tra il 1116 e il 1139, sorge a breve distanza la chiesa di San Lussorio, costruita in conci di granito e con annesso campanile sempre in granito. Nel rione di Mussinzua sorge invece la chiesa rurale del Santissimo Salvatore (ora inglobata all’interno del cimitero), dotata di un ampio presbiterio diviso dall’aula centrale tramite un arco a sesto acuto in stile aragonese. Nel nuovo rione si trova anche la Chiesa Parrocchiale Spirito. Sono numerose anche le chiese campestri tutt’oggi accessibili come la chiesa di San Pietro di Oddini e la chiesa di Nostra Signora di Sinne, dedicata ai martiri cristiani Ambiso e Ampilo. Nel territorio sono infine presenti diverse testimonianze archeologiche risalenti al periodo prenuragico e periodo nuragico, come i nuraghi Aeddos, Athentu, Calone, Corcove, Passarinu e Sarcanai. Da menzionare sono anche le tombe dei giganti di Forolo e di Sa turre ‘e su campanile. Il nuraghe Aeddos, in particolare, costruito con enormi blocchi di granito, ha dimensioni ciclopiche e risale all’età del Bronzo e, nonostante il passare dei millenni, è rimasto intatto per tutta la sua altezza originaria.