Autunno in Barbagia 2017

La straordinaria concentrazione di siti archeologici rende il territorio di Orune uno dei più affascinanti di tutta la Sardegna. Le sepolture denominate “domus de janas”, in località Marreri, i dolmen di Istithi e i numerosi menhir, chiamati in sardo “ perdas fittas ”, testimoniano la presenza di antichi insediamenti fin dal Neolitico.

All’età del Bronzo risalgono i numerosi nuraghi, alcuni dei quali conservano i resti dei villaggi circostanti e delle tombe dei giganti. L’area si caratterizza per la presenza di fonti e pozzi sacri dedicati al culto delle acque: Su Lidone, Su Pradu, Lorana, e lo straordinario monumento di Su Tempiesu, tappa obbligata per gli appassionati di archeologia. Quest’ultimo rappresenta l’unico esemplare di fonte sacra, finora conosciuto, che conservi la copertura originale risalente al Bronzo Recente.

In località Sant’Efis è stato riportato alla luce un importante insediamento romano, in parte sovrapposto a quello nuragico, frequentato tra il III e il V secolo d.C. mentre risalirebbero al Seicento i resti della chiesa di Sant’Efisio, scoperta durante gli scavi del sito.

Durante il Medioevo la “Villa di Oruni” faceva parte del Giudicato di Gallura. A seguito della conquista aragonese, insieme ai centri vicini, si mostrò ostile al nuovo sovrano che lo concesse in feudo a Giovanni d’Arborea, fratello traditore del Giudice Mariano IV, schieratosi con gli invasori.

Durante la guerra tra i catalano-aragonesi e il regno d’Arborea il villaggio entrò a far parte dei territori guidati dal sovrano sardo. Con la vittoria delle truppe iberiche il centro passò al marchesato di Oristano fino alla sua confisca, nel 1477, come conseguenza della ribellione guidata dall’ultimo marchese: Leonardo Alagon. Nei secoli successivi Orune fu infeudato a diversi nobili scelti dai sovrani aragonesi. Con il passaggio dell’Isola ai Savoia, nel 1720, fu mantenuto l’istituto del feudalesimo fino alla prima metà dell’Ottocento.

I pesanti tributi pretesi dai feudatari portarono nel XVIII secolo allo scoppio di ripetute rivolte. Una nuova ondata di sommosse si scatenò a seguito dell’emanazione dell’editto delle chiudende, nel 1820, che imponeva la privatizzazione delle terre pubbliche, minando l’economia del centro basata prevalentemente sulla pastorizia. Tra le lotte per l’uso delle terre quella tra Bitti e Orune si concluse con la celebre cerimonia delle “Paci” nel dicembre del 1887, avvenuta nella chiesa di San Giovanni.

Nella seconda metà dell’Ottocento fu istituita una scuola maschile e pochi anni dopo il centro si distinse per la nascita della prima scuola femminile sarda.

Imponenti massi granitici si incontrano con dolci colline di scisto nell’area dove sorge il paese di Orune. Dalla sua altezza (750 m s.l.m.) si gode il bel panorama sulla vallata del rio Marreri incastonata tra gli altipiani del Gennargentu e del Montalbo.

Tra i rilievi erosi dal vento e dall’acqua si possono incontrare spettacolari formazioni rocciose come quella che domina il villaggio nuragico di Nunnale: si tratta di un grande pinnacolo formato da grossi massi di granito in equilibrio uno sopra l’altro.

La regione montuosa degrada verso est nelle profonde vallate scavate dai corsi d’acqua lungo i quali prosperano i boschi di tamerici, salici, filliree e agnocasti. Tutta l’area è ricca di acque già sfruttate dagli antichi nuragici come testimoniato dai numerosi pozzi e fonti sacre costruiti sulle alture che circondano il paese.

I fitti boschi di lecci che ricoprono le colline e i rilievi sono popolati da diverse specie di animali: cinghiali, martore, volpi, gatti selvatici ma anche aquile, poiane, astori ecc.

Il sottobosco delle leccete è formato principalmente da erica, ciclamini, pungitopo mentre nei boschi di Sughera, che lasciano filtrare più luce, sono presenti numerose tipologie di arbusti come il corbezzolo, il lentisco, le filiree e i cisti.

Le sughere rappresentano un’importante risorsa paesaggistica e economica per il paese: i maestosi alberi secolari sono meta di appassionati e oggetto di studio all’università, inoltre l’attività di estrazione del sughero sta alla base della produzione di tappi, pannelli isolanti e oggetti di artigianato.

I boschi di lecci e di sughere sono l’habitat ideale per la crescita dei funghi. Gli esperti micologi possono ritrovare centinaia di specie mediterranee tra cui i ricercati porcini neri e l’apprezzato tartufo estivo.

Orune vanta un ricchissimo patrimonio culturale: il visitatore potrà scoprire straordinari siti archeologici che raccontano la vita delle popolazioni locali a partire dal Neolitico ma anche i bellissimi manufatti artigianali, testimoni di antichi saperi che si tramandano da secoli.

Nelle vallate si trovano le domus de janas di Sa Tuppa e Annantine: si tratta di tipiche strutture tombali scavate nella roccia, realizzate nel Neolitico. Tra i muri a secco che dividono le proprietà terriere non è insolito ritrovare menhir (in sardo perdas fittas) rimossi dalla loro posizione originale e riutilizzati nei secoli passati per la costruzione di mura o case di campagna. Altre tipologie di sepolture preistoriche sono documentate dal dolmen di Istithi e dalle più tarde tombe dei giganti, costruite a partire dall’età del Bronzo Medio come quella di Gorteddera.

Numerosissimi sono i nuraghi censiti nel territorio comunale tra cui meritano una particolare menzione quelli di Santa Lulla e Sant’Efis, entrambi a pianta complessa formati da una torre centrale racchiusa da un’imponente muraglia entro cui erano costruite le altre torri. Il nuraghe di Nunnale si caratterizza per la sua posizione: si trova accanto a una singolare formazione rocciosa composta da tre massi di granito sovrapposti in equilibrio. Quello di Su Pradu appartiene alla tipologia “a corridoio” e rappresenta un classico esempio dei nuraghi più antichi.

Tra i ritrovamenti più suggestivi dell’epoca nuragica vi sono i monumenti sacri dedicati al culto delle acque: Su Lidone, Su Pradu, Lorana, e l’eccezionale fonte sacra di Su Tempiesu edificata nelle fasi finali del Bronzo Recente e frequentata sino alla prima età del Ferro. Scoperta nel 1953 su un fianco di una collina di scisto, in località Sa costa de sa binza, mostra l’unica testimonianza di copertura di una fonte sacra.

Nell’importante sito archeologico di Sant’Efis oltre all’antica civiltà sarda sono presenti i resti di una chiesa, forse seicentesca, dedicata al santo. Inoltre le ultime campagne di scavo hanno riportato alla luce un grande centro commerciale romano del III-V secolo d.C.

Orune fa parte del parco letterario intitolato a Grazia Deledda: qui si possono riconoscere i luoghi citati dalla scrittrice in Colombi e Sparvieri, uno dei suoi famosi romanzi. Nell’opera il paese è chiamato Oronou «con le sue casette rossastre fabbricate sul cocuzzolo grigio di una vetta di granito, con le sue straducole ripide e rocciose». Tra gli edifici descritti vi è la parrocchiale di Santa Maria della Neve: costruita nell’Ottocento conserva interessanti tempere murali nella navata e nella volta realizzate da Antonio Caboni. Le altre chiese aperte al culto sono Santa Catirina, posizionata in uno dei quartieri più antichi del paese, e la chiesa campestre Su Cussolu (dedicata alla Madonna Consolata) in cui ad agosto si svolge una festa molto partecipata e ricca di tradizioni.

Nel centro storico è custodita Casa Murgia, un tipico esempio di palazzo signorile del Novecento. Dal cortile interno si accede al locale in cui è ancora presente l’antica centrale elettrica che forniva energia a tutto il paese.