Autunno in Barbagia 2018

Tonara (foto Archivio Aspen, M.C. Folchetti)

Scenografici tacchi calcarei, cosiddetti “toni ”o “ toneri ” originati da fratture geologiche del  Giurassico, circondano l’abitato di Tonara. Dai rilievi del Gennargentu si estendono rigogliose foreste e numerose sorgenti che alimentano a valle i corsi d’acqua, caratterizzando e rendendo unico il paesaggio.

Paese natale del grande poeta Peppino Mereu, a cui sono intitolati diversi angoli e piazze dei suoi rioni storici Arasulè, Toneri, Teliseri, lungo le strette strade del centro si conservano le  graziose case in scisto con gli splendidi balconi coperti i s’istauleddos ammantaos. Tra i rioni di Toneri e Su Pranu si trova la rupe di Su Toni che domina la valle di S’Isca: alla base della roccia calcarea si accede alla profonda grotta Bucca de drò (‘bocca del drago’), dove, secondo la leggenda, le abitavano le Gianeddas, piccole fate dai lunghissimi capelli color del sole che quando venivano pettinati facevano cadere monete d’oro.

Tonara è famosa in tutta l’Isola per la produzione del prelibato torrone venduto in tutte le feste della Sardegna. Molto conosciuti sono anche gli artigiani che producono sonaggias e  pittiolos, diverse tipologie di campanacci utilizzate per le greggi.

Nei belvedere che circondano l’abitato di Tonara lo sguardo si perde su sterminati panorami che arrivano fino al golfo di Cagliari.  Dai rilievi del Gennargentu si estendono rigogliose foreste e numerose sorgenti che vanno ad alimentare a valle i corsi d’acqua.

L’incantevole distesa di castagni, noccioli, querce, ciliegi e ontani ricopre la lussureggiante vallata di S’Isca dove scorre il rio Pitzirimasa che a circa un chilometro dal paese forma una suggestiva cascata con un salto di quasi venti metri. Si ricavano così i prodotti che rendono unico e famoso il torrone di Tonara immancabilmente presente in ogni festa e sagra della Sardegna.

Tonara, preparazione del torrone (foto Archivio Aspen, M.C. Folchetti)

Passeggiando lungo i bellissimi sentieri tra la natura incontaminata si incontrano diversi siti archeologici che documentano la preistoria a partire dalla cultura di San Michele di Ozieri (3200-2800 a.C.) fino al periodo romano. Dal paese si organizzano splendide escursioni a piedi, in mountain bike o a cavallo, fino alla punta del Monte Muggianeddu (1469 m) e sulla cima della Conca Giuanni Fais (1499 m). Lungo i sentieri si possono ammirare gli avvallamenti creati nei periodi di abbondanti piogge dai corsi d’acqua, abitati dalle trote, e dai ruscelli in cui vive il merlo acquaiolo.

Molto conosciuti sono anche gli artigiani che producono sonaggias e pittiolos, diverse tipologie di campanacci utilizzate per le greggi. I suoi abitanti si sono specializzati in numerose produzioni tipiche conservando così molte delle tradizioni locali.

Tonara, campanacci (foto Achivio Aspen, R. Brotzu)

Tonara è il paese natale del grande poeta Peppino Mereu (1872-1901) a cui sono intitolati diversi angoli e piazze dei suoi rioni storici: Arasulè, Toneri, Teliseri. Affacciate sulle strette strade del centro si conservano le graziose case in scisto con gli splendidi balconi coperti, s’istauleddos ammantaos, un tempo presenti su ogni facciata che spesso creavano collegamenti tra le abitazioni da un lato all’altro della via. Tra queste vi è l’antica Casa Porru, imponente abitazione di possidenti che in passato venne utilizzata anche come carcere. L’edificio, oggi sede del Museo etnografico e degli antichi mestieri, conserva l’antica separazione degli ambienti con i pavimenti in terra battuta al piano terra e s’intaulau, il soppalco ligneo alla base dei piani superiori.

Majestosas muntagnas / fizas de su canudu Gennargentu, / ch’in sas virdes campagnas / sas nucciolas bos faghent ornament , ‘Maestose montagne / figlie del bianco Gennargentu / con le verdi campagne / i noccioli vi sono d’ornamento’, Peppino Mereu (Tonara 1872-1901).