Autunno in Barbagia 2018

Lollove, centro storico (foto Archivio Aspen - M.C. Folchetti)

Lollove as a esser chei s’abba ’e su mare: no as a crèschere ne apparèschere mai! Con queste parole fu lanciata la maledizione sul borgo da allora incantato e avvolto in una suggestiva atmosfera dove regna un silenzio quasi irreale.

La leggenda narra che alcune monache dell’antico monastero, forse francescane penitenti, vennero accusate di aver avuto rapporti carnali con i pastori del luogo e furono costrette a lasciare il villaggio. Allontanandosi pronunciarono la terribile condanna:

Lollove sarai come l’acqua del mare, non crescerai né mostrerai (di crescere) mai!’ .

Il piccolo ed affascinante borgo di Lollove sorge a pochi chilometri da Nuoro, il visitatore è immerso in un’epoca senza tempo, sospeso in un passato romantico che resiste al trascorrere dei secoli. Nella seconda metà del XIX secolo il centro divenne frazione di Nuoro. Una terribile epidemia di vaiolo nel 1860, a cui seguì una drammatica carestia, provocò un rapido spopolamento. L’isolamento che ha portato al progressivo abbandono dei suoi abitanti (vi risiedono oggi solo poche famiglie) ha però permesso che Lollove conservasse perfettamente la tipica struttura urbanistica dei borghi storici. Il suo fascino ha incantato diversi artisti e scrittori tra cui il premio Nobel Grazia Deledda che qui ambientò il suo romanzo La madre del 1920.

 

Lollove, chiesa parrocchiale (foto Archivio Aspen - M.C. Folchetti)

ll borgo è racchiuso in una deliziosa conca bagnata da alcuni ruscelli e circondata da verdeggianti colline. Il villaggio si svela al visitatore dopo alcuni chilometri percorsi su una stretta stradina secondaria che ha inizio subito dopo il bivio per Orune dalla strada statale 131. Un alone di mistero e poesia aleggia sui ruderi che evocano racconti di una vita passata. Le abitazioni sono coperte da tetti a doppio spiovente ricoperti da tegole d’argilla mentre le mura sono realizzate con cantoni di granito in alcuni casi con intonaco di malta. Tutti gli alloggi sono dotati del camino al piano terra mentre alcuni conservano anche un forno per la cottura del pane con apertura nella cucina e corpo esterno. Le finestre, abbellite dai vasi di fiori, e le porte degli edifici più antichi conservano il caratteristico architrave su cui poggiano due blocchi di pietra disposti in modo da formare una V rovesciata. I pochi abitanti che ancora popolano il paesello si dedicano all’agricoltura e, prevalentemente, all’allevamento: non distanti dalle case si possono incontrare pecore, asini, cavalli, maiali e galline. Percorrendo gli stretti e tortuosi vicoli ricoperti dal caratteristico impredau, lastricato di pietra locale, si giunge alla graziosa chiesa di Santa Maria Maddalena costruita tra la fine del XVI e i primi anni del XVII secolo in stile tardo gotico. Il bel rosone sulla facciata, i portali e gli archi a sesto acuto che dividono le navate sono realizzati in trachite rosa. All’interno sono conservate due splendide statue datate al 1601. Il monumento si presenta in una posizione sopraelevata rispetto alle casette in granito che rende ancora più suggestivo il panorama sulla borgata.

Percorrendo la stradina sterrata verso sud – ovest che fino allo scorso secolo rappresentava l’unica via di collegamento con Nuoro (distante 15 km), si trova la storica fonte naturale di Lollove intorno a cui sono disposte alcune panchine in pietra. Proseguendo lungo il sentiero è possibile ammirare il panorama sulle colline che a est digradano verso la valle di Marreri su cui scorre il fiume omonimo che più a est prende il nome di Isalle. Nella piana oliveti e vigne si alternano a distese di campi coltivati limitati a sud est dalla regione di Santu Tederu, dove sorgeva l’antica chiesa intitolata a San Teodoro, ai piedi delle colline granitiche ricoperte dalla lussureggiante foresta di Jacu Piu. Fitti alberi di leccio lasciano spazio a pochi elementi del sottobosco come il pungitopo, la rubia e il viburno mentre nelle zone più rade che permettono una maggiore penetrazione dei raggi del sole si incontrano l’erica, il ginepro, il corbezzolo e il lentisco.

Il paesaggio è caratterizzato da spettacolari formazioni rocciose: torrioni, pinnacoli ma anche conche e tafoni scolpiti su enormi massi.