Autunno in Barbagia 2018

Territorio

Una miriade di sentieri si snodano lungo il territorio di Bitti alla scoperta di oasi naturali, ricoperte da rigogliose foreste, scenari incantevoli tra picchi granitici e meravigliosi scorci acquatici formati da cascate e laghetti, come le graziose cascate Sas Lapias de Monte Ruju dove l'acqua cade da un costone granitico.

All’interno del Parco Naturale Regionale dell'Oasi di Tepilora, nell’area di Crastazza, si possono intraprendere straordinari percorsi su antiche mulattiere e sulle vie percorse dai carbonai. Gli interventi di rimboschimento hanno restituito l’originale paesaggio in cui predomina il leccio, il ginepro (nelle aree più elevate), e la sughera (più a valle) incorniciati dalla vegetazione spontanea costituita da corbezzolo, fillirea ed erica.

Seguendo i sentieri naturalistici si giunge in prossimità delle scenografiche cascate di S’Illiorai formate dal rio Nurasè: da un’altezza di circa 40 metri il torrente si tuffa nei sottostanti laghetti avvolti in una nuvola di piccolissime gocce d’acqua che irrigano la lussureggiante vegetazione.

Dolci colline e ripide alture sono attraversate dalle antiche vie della transumanza che conducono ai numerosi santuari campestri e agli incredibili siti nuragici.


Romanzesu

L’abbondanza di risorse idriche ha favorito la presenza umana fin dalla preistoria, come dimostrano le testimonianze di epoca nuragica, tra le quali il sito archeologico di Romanzesu (Bronzo recente e finale, 1300-900 a. C.), uno dei più importanti luoghi di culto preistorici dell’isola. Si estende per circa 7 ettari in un fitto bosco di sughere e costituisce uno dei più importanti complessi abitativi e culturali della Sardegna nuragica, con un centinaio di capanne, cinque edifici di culto, un tempio a pozzo e quattro a "megaron" ed un grande recinto cerimoniale.
Il tempio a pozzo è collegato a un complesso di gradoni di grandi dimensioni, di un tipo finora sconosciuto, forse in funzione di riti collettivi.
Nel villaggio sono presenti altri edifici di culto di tipo diverso: templi a megaron, a pianta rettangolare, con schema in antis (pareti lunghe prolungate sulla fronte e sul retro), e un altro dove sono state rinvenute armi in bronzo e il più ricco complesso di perle d’ambra dell’Isola.

Scopri di più: http://www.arkeosardinia.it/santuario-di-su-romanzesu/


Musei

La visita al Museo della Civiltà pastorale e contadina offre un prezioso viaggio nella memoria: strumenti di lavoro d’altri tempi, necessità quotidiana di pastori, contadini, artigiani e massaie sono esposti con cura nelle sale di una casa che riproduce l’architettura di anni remoti, caratterizzata dal portico e dalle scale in granito, dal pavimento e dal soffitto di legno. La collezione è costituita da oggetti originali e vissuti, che secondo la sapiente disposizione evocano antichi modi di vita e momenti di lavoro di una quotidianità remota.

Il Museo Multimediale del Canto a Tenore è una realtà davvero singolare in Sardegna, attraverso la quale, grazie alle tecnologie più moderne, è possibile conoscere un tipo di canto unico al mondo. Ospitato in un’ala del Museo della Civiltà contadina e pastorale, racconta lo studio e la valorizzazione delle diverse tradizioni di canto a tenore presenti nell’isola: luogo di riferimento per studiosi, gruppi di cantori, appassionati e visitatori. Espressione della polivocalità tipica dell’area barbaricina del centro-nord Sardegna, il canto a tenore è "Patrimonio intangibile dell'Umanità" UNESCO dal 2005. Il Museo racconta la storia e l’evoluzione del canto a tenore attraverso percorsi multisensoriali e conoscitivi che avvolgono il visitatore in una modalità esperienziale del tutto innovativa. 

Scopri di più:  http://www.distrettoculturaledelnuorese.it/musei-del-distretto

 

I piatti della tradizione

Bitti ha un ricco patrimonio enogastronomico: formaggi, soprattutto pecorino, pane carasatu (conosciuto come “carasau”), dolci: Papassinos(biscotti di pasta frolla con uva passa e pezzetti di mandorla), Coffettura (intreccio di scorze d’arancia candite col miele e costellate di mandorle) Zilikas (sottile striscia di pasta di semola dai bordi frastagliati e rinchiusa a mano attorno a una farcitura con un ripieno di mandorle e miele o sapa). Non manca la più conosciuta Seata, chiamata in altre zone dell’isola sebadas o sevada, dolce che nasce come un vero e proprio piatto unico nell’ambito della tradizione agro-pastorale sarda. Questa frittella è preparata con un impasto a base di semola e strutto e ripiena di formaggio fresco acido e scorza di limone. Una volta fritta la seata viene servita con miele o zucchero, a piacere. 

Fonte: Visit Bitti http://www.visitbitti.it/