Oniferi

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Storia

L’età dei nuraghi trova ampia documentazione nell’agro di Oniferi. Tra le testimonianze censite, ascrivibili al lungo arco cronologico di sviluppo della Civiltà nuragica (dall’età del Bronzo medio, intorno al 1700 a.C. all’età del Ferro, 900 a.C.), il territorio di Oniferi annovera numerosi nuraghi monotorre edificati con grossi massi sovrapposti a secco. Si distinguono tra gli altri i nuraghi Ola, ancora integro sulla SS 128, Murtas visibile dalla SS 131, Badu Pedrosu sulla SS 129, Brodu sulla SP per Benetutti. I siti nuragici, opera di un popolo ingegnoso e laborioso, sono quasi tutti visibili tra di loro e disposti a controllo e difesa delle risorse locali.

In epoca romana il centro era presumibilmente un granaio in cui si raccoglievano i viveri per le truppe di stanza nel territorio. Il nome stesso del paese, secondo alcune interpretazioni, avrebbe questa origine, deriverebbe da omnia ferunt, ovvero “tutti portano” legato ad un utilizzo del luogo come granaio da parte dei Romani. Secondo altre interpretazioni il toponimo localmente detto Onieri, da altri Onniveri o Univéri, è legato alla parola Olivéri riferita alla pianta degli olivi e quindi al “luogo degli olivi, oliveto”.

Il villaggio nacque in epoca medioevale e ne è ricordo la chiesa romanica di San Gavino, che risale al Trecento. Oniferi è una delle ville della Curatoria di Dore nel Giudicato di Logudoro, o di Torres, che comprendeva anche Orani, Sarule, Ottana, Orotelli, Oddini, Nuoro e Orgosolo. Nel XIII secolo, a causa della caduta del Giudicato, queste ville passano sotto il governo dei Pisani, dei Genovesi, del Papato e del Giudicato d’Arborea per divenire poi dominio della Casa d’Aragona che unisce la Curatoria di Dore con quella di Anela costituendo la Contea del Goceano.

Concessa in feudo ai giudici d’Arborea, imparentati con gli Aragonesi ma a loro ostili, la Contea è teatro per ben trent’anni di conflitti aspri e sanguinosi. Il 12 gennaio 1388 la firma del trattato di pace tra la giudicessa Eleonora d’Arborea e il re Giovanni I d’Aragona, alla presenza di tutte le ville e dei loro rappresentanti, garantisce il rispetto di tutti gli accordi.

I rappresentanti oniferesi, per quella circostanza, furono: «majore ville de Oniferi Joanne Manchosu, Arsocho Pischas, Aramo Murgia, Paulo Carbone, Andriuco de Simala, iuratis Gavino Murellu, Blasio Penna, Joanne Pischalis, Oleiferi Simala, Leonardo Contona et Petro Monne, ville Oniferi predicte».

Con la fine del Giudicato d’Arborea, il territorio passa sotto il Marchesato di Oristano governato da Leonardo d’Alagon che, nel tentativo di distaccarsi dagli Aragonesi, viene sconfitto nella battaglia di Macomer (1478). Il processo d’infeudamento di questo pezzo di territorio si consolida così che la Curatoria di Dore, risultante anch’essa tra gli sconfitti, è staccata nel 1499 dalla Contea del Goceano e data in feudo ai Carroz d’Arborea divenendo parte del Marchesato di Orani.

Nel 1617, con Filippo III, il Marchesato comprende l’encontrada di Orani con le Ville di Orani, Oniferi, Orotelli, Ottana e Sarule, l’encontrada di Nuoro e quella di Bitti. Nel 1630 al Marchesato di Orani si aggiunge l’encontrada di Gallura, con le ville di Tempio, Calangianus, Nughes, Luras, Aggius e Bortigiadas. Nel 1682 la marchesa di Orani, donna Agostina Fernandez Porto Carrero, chiede a Madrid di prendere possesso delle ville e degli stati pertinenti, confiscando il Marchesato. Il 2 ottobre 1753, l’amministratore del Marchesato di Orani presta giuramento di fedeltà al nuovo re di Sardegna Carlo Emanuele III, assumendo l’investitura dello stesso Marchesato e delle encontrade di Tempio, Bitti e Nuoro.

Nella prima metà dell’Ottocento vivono a Oniferi 200 anime suddivise in 50 famiglie. Nel 1832 il territorio della villa è sottoposto alla realizzazione di chiudende che, contrarie all’Editto, danneggiano la strada pubblica per Nuoro, alcune fonti e proprietà pubbliche e private. Per arrivare a Nuoro gli oniferesi sono così costretti a viaggiare su un percorso lungo (un’ora e mezza di cammino), scosceso e pericoloso per la presenza di malviventi. La continua protesta che ne segue porterà nel 1836 all’arrivo di una delegazione del re che ordina l’abbattimento di due cancelli e la riapertura della strada.

In quegli anni i territori della giurisdizione di Oniferi appartengono al demanio baronale. Il Comune ha diritto solo sul Prato bovinale, abbandonato e aperto al bestiame brado, e sul Prato di vigne anch’esso trascurato. Nel 1841 il Prato bovinale è dato in affitto per due mesi al pascolo delle pecore per poter far fronte alle spese necessarie per le riparazioni della chiesa parrocchiale e di quella di Sant’Anna.

 

Ambiente

Oniferi è un piccolo centro di 900 abitanti appartenente alla Barbagia di Ollolai che, con la vicina frazione di Sos Eremos, si estende per una superficie di 35,62 kmq. Il paese è situato ad una altitudine di 478 mt s.l.m. ai piedi di una boscosa collina, “Sa Costa”. Il suo territorio è mediamente collinoso, per la maggior parte adibito al pascolo Ha un notevole patrimonio boschivo, costituito principalmente da sugherete, querce, leccio e olivastro. Nella zona a sud insistono ampie zone con macchia mediterranea, come nei siti de Sa Chessa e Sa Mata. Il suolo è di natura principalmente trachitica e basaltica nelle zone de Sos Settiles, Berrinas e Sos Ruvos, la restante parte è di natura granitica, come quella più a nord de Su Berre e Sa Serra.

Il corso d’acqua principale è Su Rivu Mannu, affluente del Tirso, che ha origine dalle campagne del territorio di Nuoro ad est del territorio di Oniferi; al quale confluiscono altri corsi d’acqua, come il Rio Calluzzi, vicino al nuraghe Ola, e il Rio Predosu che raccoglie i rigagnoli del territorio demaniale di Sa Serra.

Il centro abitato, facilmente raggiungibile dalle strade principali, si trova a ridosso della SS131, distante 18 km dal capoluogo di Provincia e attraversato inoltre dalla statale 128 Centrale sarda, che costituisce via di collegamento con la superstrada Abbasanta-Nuoro, che passa poco più a nord. Oniferi dispone anche, a 6 km di distanza, di una stazione lungo la linea ferroviaria a scartamento ridotto Nuoro- Macomer.

 

Cultura

L'immenso patrimonio archeologico presente nel territorio rappresenta un elemento determinante e caratteristico di Oniferi. Tra i siti più rinomati del patrimonio archeologico sardo vi è, senza dubbio, la necropoli a domus de janas di Sas Concas. Si tratta del più esteso complesso ipogeico della Barbagia, composto da una ventina di tombe, alcune isolate tra loro, altre raggruppate in piccoli nuclei. Le sepolture, costituite da una o più stanze, si distinguono per la presenza di corridoi di accesso (dromos), di ampie anticelle e di ambienti forniti di fossette per offerte, nicchiette, focolari, tetti, pilastri e sedili.

All’interno delle domus o esternamente, attorno all’ingresso, si possono ancora osservare canalette incise sulla roccia a far defluire l’acqua e a marcare l’area funeraria di famiglia. La Tomba dell’Emiciclo (o Tomba del Capo) e la Tomba Nuova Ovest sono le più importanti, ricche di elementi simbolici ed architettonici. Nella prima si affacciano i portelli d’ingresso di altri cinque vani funerari. Nelle pareti delle due domus si possono ancora ammirare numerosi “petroglifi” ovvero raffigurazioni umane stilizzate a braccia alzate, ancoriformi e a candelabro, incise sulle pareti in posizione rovesciata quale simbolo della morte. Un altro elemento riconducibile alla sfera del sacro sono le coppelle, richiamo per i più alla divinità femminile – per alcuni a figurazioni astronomiche –, presenti in buona parte delle tombe di Sas Concas ma diffuse anche sui menhir o sui betili. Le tombe hanno restituito materiali che ne attestano l’uso soprattutto in età eneolitica.

Altra presenza importante nel territorio è sicuramente il nuraghe Ola. Il monumento, ubicato a una quota di m 364 s.l.m. e raggiungibile percorrendo la SS 128, è un monotorre che si eleva per un’altezza residua di m 10,70.In ottimo stato, l'interno dell’edificio, costruito interamente in granito, conserva il pavimento lastricato, buona parte del percorso della scala a gradoni sulla sinistra e la nicchia d’andito a destra, nonché l’ambiente a piano terra. Sulla camera, costruita con filari concentrici di blocchi aggettanti, regolarizzati da zeppe di roccia più tenera, si affacciano delle nicchie-ripostiglio. Nell’area antistante il nuraghe sono presenti i resti di alcune capanne circolari con basamento di pietre a secco e copertura in origine in materiale ligneo, frasche o canna rivestita di argilla. Al loro interno le antiche abitazioni conservano spazi-ripostiglio delimitati da lastre di scisto poste a coltello. L’interno del nuraghe Ola diventa protagonista a mezzogiorno del 21 giugno, solstizio d’estate, quando un suggestivo fascio di luce penetra dall’apertura della tholos andando a illuminare una nicchia.

Non molto distante dal nuraghe Ola, sulla SS 129 in direzione di Orotelli, sorge il nuraghe Badu Pedrosu. Intorno sono evidenti i resti dell’esteso villaggio di capanne circolari nuragiche frequentato anche dai Romani ai quali si devono le strutture di forma quadrata sovrapposte a quelle più antiche nuragiche.

Proseguendo il percorso sulla Statale 129 sino all’incrocio con la Provinciale per Benettutti e percorrendo quest’ultima per qualche chilometro si raggiunge lanecropoli ipogeica di Brodu. Si tratta di quattro domus neolitiche scavate sul versante di una collina dominata, a quota m 423 s.l.m., dal nuraghe omonimo, di tipo monotorre, che gode di un’ampia visuale sul territorio circostante. Delle quattro domus, la più rinomata, nello sportello d'ingresso riporta uno splendido motivo a bassorilievo che racchiude quattro corna taurine stilizzate e sovrapposte. Gli scavi condotti nella necropoli hanno restituito reperti che ne attestano la realizzazione nel corso della Cultura neolitica di Ozieri e una continuità d’uso ancora durante l’età del Rame e il Bronzo antico.

Ritornando sulla strada SS 131 che dall’incrocio per Oniferi porta a Ottana e percorsi circa quattro chilometri si giunge all’area megalitica di Isculaccacca. Questa zona è caratterizzata dalla presenza di una sepoltura dolmenica con breve corridoio di accesso. A ridosso del dolmen, adagiato a terra, vi è un menhir allungato privo di elementi figurati, forse trasportato nel sito durante i lavori di bonifica condotti nella zona.

A circa 1 km dal centro abitato, in località Modorrocco o Soloai si rinvengono le rovine del nuraghe Modorrocco. Si tratta di un edificio complesso, formato da due torri le cui strutture murarie sono adattate alla morfologia di un antico vulcano. Del monumento si conservano, oggi, solo due filari di blocchi di ciascuna torre: la prima è situata davanti all’ingresso della chiesa della Madonna della Pace mentre la seconda si trova sul lato posteriore. A valle del nuraghe sono stati individuati i resti di alcune capanne circolari superstiti del villaggio nuragico annesso e nella zona circostante tratti di una muraglia costruita con conci lavorati e rinzeppati.

Il canto a tenore gioca un ruolo di primo piano all'interno della storia culturale sarda: è documento storico, canto della memoria, musica che unisce antico e moderno, motivo di incontro per le nuove generazioni. A Oniferi detta tradizione è molto forte e sentita, tramandata di generazione in generazione. Ascoltare il canto a tenore significa partecipare ad un rito, vivere l'emozione della festa, attraverso il canto si può scoprire la gioia del canto popolare, la solennità del canto religioso o la dolce malinconia di un giovane innamorato, insomma il racconto di un popolo intero. Rappresenta oggi, soprattutto per le giovani generazioni, un concentrato simbolico identitario, anzi si potrebbe dire che, il tramonto o l'affievolirsi di altri simboli, lo ha caricato ancor più di tali significati. Quando si parla di "tenore" si intende sia il canto stesso sia il coro di quattro cantori che lo esegue. Questi quattro cantori svolgono ruoli distinti. Il solista, chiamato "sa voche", canta un testo poetico in lingua sarda mentre gli altri tre cantori, "su basciu, sa contra, sa mesu voche", ne accompagnano il canto con sillabe nonsense, emettendo (i primi due oppure uno solo tra i due) suoni gutturali dal peculiare colore vocale. Si contano oggi diversi gruppi di tenores attivi, alcuni di fama internazionale.

Un momento particolarmente sentito dalla comunità intera è il carnevale, le cui celebrazioni, come in altri paesi della Barbagia, hanno inizio il 16 gennaio, in occasione della festa di Sant'Antonio. Nei rioni del paese vengono accesi falò in onore del Santo mentre in piazza hanno inizio i tradizionali balli. Protagonisti del carnevale oniferese sono "sos Maimones" maschere tipiche che, a differenza di altri personaggi dei carnevali barbaricini, non coprono il viso con travestimenti lignei ma lo rendono irriconoscibile annerendolo con la fuliggine ricavata dal sughero bruciato. Durante il XX secolo la maschera ha assunto un carattere goliardico, pertanto si incontrano anche Maimones con il volto solo parzialmente dipinto.