Salvatore Cambosu

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Orotelli, 5 gennaio 1895 - Nuoro, 21 novembre 1962

Cresciuto in una numerosa famiglia di Orotelli, Salvatore Cambosu compie il ciclo dell’istruzione obbligatoria tra il paese natale e la città di Nuoro. Dopo la maturità classica, e il conseguimento del diploma di maestro elementare, inizia un percorso universitario che lo porta da Padova a Roma. Non si laureerà, però, mai, e tornerà in Sardegna a metà degli anni Venti per intraprendere quella che a lungo sarà la sua principale occupazione: l’insegnamento presso le scuole elementari e medie, prima proprio a Orotelli e in altri centri della provincia barbaricina, e poi a Cagliari, dove tra le sue giovanissime allieve ci sarà Maria Lai – la quale ne riconoscerà sempre il ruolo di mentore per il suo avvenire artistico.

Il trasferimento nel capoluogo di Regione porta con sé la frequentazione di un ambiente culturale stimolante, animato da scrittori come Francesco Masala, Michelangelo Pira e Sebastiano Dessanay. A contatto con gli esponenti di quella che verrà definita la corrente neorealista isolana, Cambosu comincia a propria volta a elaborare sotto una nuova ottica – non più trasfigurata, lirica e celebrativa, bensì oggettiva, diretta e problematizzante – le questioni ancora irrisolte del popolo sardo: le dinamiche del patriarcato, il contrasto generazionale, la contrapposizione tra identità pastorale e contadina, le difficoltà della vita agreste sempre minacciata dalla rovina e dalla morte, l’avvento della modernità e del progresso. Gli esiti di questa riflessione, che lo accompagnerà per tutta la vita, si ritrovano già negli articoli e nei racconti che vengono pubblicati in questo periodo su quotidiani come “Il Messaggero”, “Il Corriere d’Italia” e “Il Popolo Romano”, e sulla rivista “Noi e il Mondo”. Ad affinare particolarmente la sua sensibilità per le questioni relative alla vita nei paesi dell’interno sarà poi anche la sua nomina, nel corso della seconda guerra mondiale, a Commissario Prefettizio di Orotelli, Bolotana, Bitti e Orune; un’attività politica che – dopo l’amministrazione del Comune natale già dal 1923 al 1926 – avrebbe avuto un’ultima propaggine nel 1958, quando si sarebbe candidato senza successo tra le fila del Partito Radicale.

Il boom della produzione letteraria di Cambosu coinciderà con il secondo dopoguerra, periodo fecondissimo in cui scriverà assiduamente per numerose e importanti testate: “La Nuova Sardegna” e “L’Unione Sarda”, innanzitutto (dove spesso recensirà le novità letterarie), ma anche “Il tempo”, “L’Avvenire d’Italia” e “Il Giornale d’Italia”; e poi le riviste, come “S’Ischiglia” e “Ichnusa” (fondata da Antonio Pigliaru), e altre di prestigio nazionale come “Omnibus”, “Il Ponte”, “Il Mondo”, “Nord e Sud”, “Quadrivio”, “Le vie d’Italia”, “L’Illustrazione Italiana”, “La Tribuna” e “Il Politecnico”. Gli articoli e soprattutto i racconti che Cambosu affiderà a queste pubblicazioni presenteranno un registro stilistico e tematico assai diverso rispetto a quello del suo esordio bolognese del 1932 – Lo zufolo, che Grazia Deledda definì addirittura “un poemetto in prosa” – e del romanzo Il carro, comparso a puntate su “L’Unione Sarda” nel 1934. Ciò che ormai conterà per Cambosu saranno i profondi problemi sociali della Sardegna: sarà questa la sua fase neorealista vera e propria, che lo accomunerà a scrittori come Francesco Masala e Maria Giacobbe, per i quali un desiderio di rinascita cosciente da parte della Sardegna doveva passare non più attraverso una nominazione lirica o eccessivamente letteraria dello stato delle cose. Sarebbe stato proprio questo suo impegno concreto, non a caso, a valergli nel 1960 un riconoscimento per gli alti meriti culturali raggiunti nella sua collaborazione alla rivista “Ichnusa”.

La massima prova letteraria del periodo sarà però l’opera composita Miele amaro, edita da Vallecchi nel 1954, definita da più parti una summa della sardità consegnata da Cambosu ai sardi stessi (ma non solo) perché, nel processo di evoluzione, non dimenticassero quei peculiarissimi materiali fondanti la propria identità a livello etnologico, tradizionale e poetico. L’opera, con il suo portato di contenuti ossimorici e talora misteriosi (come da titolo), ebbe immediato riscontro critico: Cambosu, tra l’altro, ne scrisse una parte dettandola a Maria Lai nella sua casa di Cardedu – e un dipinto dell’artista è nella sovraccoperta dell’edizione Ilisso del 2004. L’approfondimento delle criticità economiche, sociali e culturali della Sardegna non abbandonerà più lo scrittore, che sia nella prosa letteraria sia in quella giornalistica continuerà a gravitare sulle questioni più cruciali per l’Isola: da una parte, dunque, la sua inchiesta sul banditismo del 1955 –Reportage Supramonte di Orgosolo – dall’altra un romanzo come Una stagione a Orolai, di due anni successivo, in cui l’approfondimento del solco differenziale tra identità pastorale e contadina avrebbe condotto a esiti drammatici.

Come per una crudele fatalità, l’incremento del successo di Cambosu anche fuori dall’Isola coincise con il peggioramento del suo stato di salute: la tubercolosi avrebbe stroncato a soli sessantasette anni la vita di questo uomo tanto esposto pubblicamente come scrittore quanto riservato e modesto nella vita privata; due aspetti, questi, ben evidenti nell’intenso e livido ritratto che di lui fece il pittore neorealista nativo di Iglesias Foiso Fois nel 1951. La sua scomparsa, ad ogni modo, avrebbe solo provvisoriamente eclissato la sua figura, presto tornata in primo piano parallelamente a quel dibattito che egli tra i primi aveva contribuito ad accendere e ad alimentare. In più, anche grazie alla pubblicazione postuma di alcuni testi e alla recente nascita, proprio a Orotelli, della omonima Fondazione (2007), la memoria e l’eredità intellettuale di questo autore così complesso continuano nel vaglio (non solo filologico) degli scritti e nella riflessione sempre aggiornata sulle tematiche a lui care. Sarà ancora Maria Lai, invitata dal Comune di Orotelli, a ricordarne la figura nel 1984 (trentennale della pubblicazione diMiele amaro) con l’azione effimera e collettiva definita Il miele del poeta, che coinvolse gli orotellesi e alcuni artisti isolani – Paolo Bullitta, Aldo Contini, Antonello Cuccu, Paola Dessy, Gino Frogheri, Giovanna Secchi –, che decorarono in modo permanente una strada dedicata alla memoria dello scrittore.

 

Bibliografia essenziale

  • B. ROMBI, Salvatore Cambosu cantore solitario, U. Collu (a cura di), Nuoro, Il Maestrale, 1992;
  • S. CAMBOSU, I racconti: con un'antologia delle corrispondenze giornalistiche, P. Maninchedda (a cura di), Nuoro, Il Maestrale, 1996;
  • S. CAMBOSU, L'anno del campo selvatico; Il quaderno di Don Demetrio Gunales, U. Collu (a cura di), Nuoro, Ilisso, 1999;
  • S. CAMBOSU, Miele amaro. Racconti dettati a Maria Lai, Cagliari, A.D. Arte Duchamp, 2001;
  • S. CAMBOSU, Una stagione a Orolai, nota introduttiva di D. Caocci, Nuoro, Ilisso, 2003;
  • S. CAMBOSU, Miele amaro, Firenze, Vallecchi, 1954; Nuoro, Il Maestrale, 1999; Nuoro, Ilisso, 2004;
  • Cambosu giornalista, E. Frongia (a cura di), prefazione di G. Filippini, Cagliari, L'Unione Sarda, 2010;
  • S. CAMBOSU, Terre al sole, B. Rombi (a cura di), Nuoro, Ilisso, 2011;
  • Cambosu le radici: lo scrittore sardo nella testimonianza di critici e intellettuali, A. Menne e E. Frongia (a cura di), Orotelli, Fondazione Salvatore Cambosu, 2012

 

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