Salvatore Cambosu

Salvatore Cambosu

La vocazione di Salvatore Cambosu, tra i più importanti esponenti del neorealismo letterario sardo, ha una primissima radice genealogica: il padre Gavino, difatti, era zio per parte materna della scrittrice Premio Nobel Grazia Deledda. Se la celebre parente aveva affinato la sua istruzione da autodidatta, egli pure, dopo gli studi classici e accademici, non conseguì mai la laurea. Ciò non gli impedì, nell’esercizio decennale dell’insegnamento, di diventare una delle firme più significative dell’Isola per la profondità delle sue riflessioni sull’identità del popolo sardo e sulla sua storia passata e contemporanea. La Sardegna – un grumo granuloso di significati soavi e lancinanti, vero e proprio “miele amaro” da assaporare e far assaporare, per citare il titolo della sua opera più famosa del 1954 – deve a questa figura d’artista alcune considerazioni ancora capitali nell’attuale dibattito sociale, economico e culturale. Come se una certa vena pedagogica attraversasse tutta la produzione di Cambosu (non ultima quella giornalistica), e proprio in virtù del suo status di maestro illustre, il suo influsso è stato affatto secondario sulla poetica di molti altri artisti – non solo scrittori – spesso a lui legati da affezione personale; tra tutti, Maria Lai, che oltre che allieva di italiano e latino fu sua amica e confidente. A Orotelli, dove era nato e dove si trova la sua Casa Museo, è attiva dal 2007 l’omonima Fondazione.

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