Primavera nel Cuore della Sardegna 2018

Il paese di Dualchi ha origine antiche; ricco di testimonianze nuragiche e prenuragiche, con numerosi nuraghi, tombe di giganti e in seguito insediamenti punico-romani. Appartenne al giudicato di Torres, curatoria del Marghine. Per il possesso del centro e del suo territorio ci fu aspra contesa tra i Doria e gli Arborea che alla fine l’ebbero vinta. Dopo la battaglia di Sanluri il borgo passò al visconte di Narbona. Nel 1420 fece parte del feudo di Ludovico Aragall che lo vendette a Bernardo Centelles, dopo lunga contesa fra il Centelles e Leonardo Cubello che ne rivendica la supremazia, Dualchi finì per appartenere al Cubello. Nel 1439 fu incluso da Francesco Gilberto Centelles nel feudo che aveva ceduto a Salvatore Cubello, come indennizzo per la dote non corrisposta alla sorella andata in sposa allo stesso Cubello. Nel 1478 il centro tornò sotto i Centelles; nei secoli successivi passò dai Centelles ai Borgia. Nel 1767 andò a far parte del Marchesato del Marghine di Giuseppe Maria Pimentel. In seguito appartenne ai Tellez Giron ai quali fu riscattato nel 1838. Il Comune di Dualchi si costituisce il 18 Maggio 1861, sotto la provincia di Cagliari e, con R.D.L. n.1 del 12/01/1927, da provincia di Cagliari passa alla provincia di Nuoro. Il 5 Febbraio 1928 viene aggregato, insieme a Noragugume, al comune di Borore. Il 3 Gennaio 1939 si ricostituisce il comune di Dualchi, insieme a Noragugume che faceva all'epoca parte di esso. Noragugume si distaccherà poi da Dualchi e costituirà comune a sé il 12 Maggio 1946.

Dualchi è situato nella zona settentrionale dell’altopiano di Abbasanta, il territorio comunale richiama nella sua area arrotondata un vasto orizzonte, confina a Nord con Bortigali e Silanus a est con Silanus e Noragugume a sud con Sedilo e Aidomaggiore e a ovest con Borore e Birori. Il territorio si estende per una superficie di 2344 ettari e ha un altezza di 300 metri slm, caratterizzato da un ambiente incontaminato e un ricco patrimonio archeologico. La litologia del territorio è caratterizzata da colate basaltiche e Fonoliti del Pliocene superiore - Pleistocene, del quaternario. Le vulcaniti plio-pleistoceniche sono il risultato della ripresa dell'attività vulcanica, interrotasi all'inizio del miocene, per proseguire fino al tardo Pleistocene.

I suoli di origine basaltica, poco profondi, con presenza di rocciosità affiorante di tessitura franco argillosa, bassa erodibilità, permeabili, con media dotazione di sostanza organica . L’idrografia superficiale si limita alla presenza di diversi corsi d’acqua “Rio Murtazzolu”  e ad una modesta circolazione sub -superficiale a carattere stagionale influenzata e regolata dalle precipitazioni di entità praticamente irrilevante. La vegetazione è composta da pascoli e incolti tipici della macchia mediterranea: querce, lecci, roverelle, lentisco, asfodelo, cisto, perastri, olivi, mandorli e fico d’india ed è inoltre presente una ricchissima fauna selvatica.

Dualchi si presenta al visitatore come un paese molto curato e pulito, abbellito da numerosi murales realizzati dall’artista Pina Monne. Viene chiamato “il paese dei poeti” perché patria di poeti versatili tra i quali spiccano Celestino Caddeo (1862-1945) e Salvatore Poddighe (1871-1938). Quest’ultimo autore del poema in sardo Sa Mundana Cummedia in cui il poeta operaio traccia il suo credo: la povertà è sempre diretta conseguenza di un’ingiusta diffusione della ricchezza. L’opera di grande successo fu sequestrata durante il fascismo. Degni di nota sono poi Peppeddu Cau e Antonio Scanu, noti in tutta l’isola per le loro opere.

Testimonianze archeologiche in notevole quantità rivelano la frequentazione preistorica e l’insediamento umano nel territorio; una ventina di nuraghi ancora tenuti in buono stato, tra i quali spicca quello di Ponte, tombe dei giganti di Bardalatzu, Biriola, Cubas e Uana, il gruppo di betili di Cubas. Si segnala la presenza di innumerevoli sorgenti, tra le più importanti Funtana Mazzore e Cannedu, più distanti dal centro abitato quelle di Sos Fangos, Ambesuas e s’Orgozzili.

All’interno dell’abitato sono presenti cinque chiese: Beata Vergine d’Itria (sec XV), San Leonardo abate confessore (sec XVI), patrono del paese, Santa Croce (sec XIV), S. Sebastiano (interamente ricostruita nei primi anni ‘50 del secolo scorso sulle rovine della precedente, e San Antonio abate (sec XVI); all’esterno dell’abitato sorge la chiesa campestre di San Pietro apostolo (XVI secolo), che, con la sua corte di muristenes, sovrasta lo splendido scenario naturalistico che offre la vallata del rio Murtazzolu.

Tra le feste del paese, la principale è quella in onore dei Santi Pietro e Paolo che si festeggiano il 28, 29 e 30 giugno; in quei giorni si corre s’Ardia, rito antichissimo che vede impegnati decine di cavalieri in una corsa per onorare il Santo. La festa di Sant’Antonio abate (domenica successiva al 17 gennaio) durante la quale viene preparato Su Fogulone e dolci tipici tra cui spicca su Tureddu, il pane di Sant’Antonio, preparato con la sapa di fico d’india. Durante la novena in onore di San Pietro, con inizio prima domenica di settembre, si svolge la Sagra del fico d’india organizzata dalla Pro Loco; la manifestazione vede l’esposizione dei dolci derivati dalla sapa ottenuta dalla lavorazione del fico d’india: tzilicas, su tureddu, perla perlazzu e s’aligu nonché la famosa acquavite.