Primavera nel Cuore della Sardegna 2019

La storia di Gairo inizia nel 1200, quando, probabilmente, la popolazione esercitava il proprio controllo sulla lunga fascia di terra che dal Mar Tirreno giungeva fino al Flumendosa, passando dalle Valle del Pardu. La storia travagliata dell’abitato ha inizio dalla fine dell’Ottocento, quando diversi violenti nubifragi provocarono frane e smottamenti, fino alla terribile alluvione del 1951 che determinò l'abbandono del vecchio borgo e la sua ricostruzione in tre parti: Gairo Nuovo, sito pochi metri più in alto rispetto al centro abbandonato, Gairo Taquisara, distante qualche chilometro dall’abitato originario, e Cardedu, costruito sulla piana vicino al mare. Il vecchio abitato costituisce uno dei più famosi paesi fantasma della Sardegna.

Sono inoltre presenti numerosi villaggi ed insediamenti di età nuragica tra cui il complesso de Is Tostoinis, circondato da maestosi lecci ed impreziosito dalla presenza dei vecchi cuiles (o pinnettus), particolari edifici rurali in pietra e legno che furono per secoli le abitazioni dei pastori sardi. L’altro complesso, quello di Perdu Isu, è costituito da un’area sacra con ripostiglio a cisterna e da un santuario dedicato alle divinità del cielo, la cui roccia a strapiombo domina la vallata del Riu Pardu, costellata da immensi menhir naturali.

Nella zona marina di Monte Ferru sono evidenti i resti di altri due villaggi, mentre nella località di Cuguddadas si trova un antico tempio a pozzo denominato Su Presoneddu (la piccola prigione), in quanto vi si scorgono ancora dei vani sotterranei con anelli di ferro infissi nelle pareti che nell'antichità venivano usati per legarvi i prigionieri. Al terzo millennio a. C. risalgono invece le cinque Domus de Janas nelle zone di Bacu Arista e di Scalarrana, dove confluiscono il Rio Pardu e il Rio Sarcerei. Troviamo inoltre il particolare nuraghe Serbissi, situato nella punta più alta di Serra Serbissi e comunicante con una vasta grotta scavata nella roccia della montagna dolomitica sottostante e provvista di due aperture: una nel territorio di Gairo e l'altra in quello di Osini.

Il centro abitato di Gairo Sant'Elena è situato nella parte centro orientale dell’Isola, nella regione storica dell’Ogliastra, e dall’alto dei suoi 650 metri domina la vallata del Rio Pardu. La sua particolare configurazione territoriale, con i monumenti naturali, le spiagge incontaminate e i grandi boschi rendono la zona molto suggestiva: una miriade di sentieri si snodano alla scoperta di oasi naturali, rigogliose foreste e scenari incantevoli posti tra picchi granitici e scorci acquatici. Tra essi spicca il monumentale massiccio di Perda 'e Liana, che con i suoi 1297 metri è il più alto dei tacchi ogliastrini. Notevole anche la presenza di testimonianze di età prenuragica e nuragica tra cui i villaggi di Is Tostoinus e Perdu Isu, i resti archeologici in località Cartucceddu ed il nuraghe Serbissi.

Del territorio di Gairo fa parte anche la pittoresca frazione di Taquisara, collocata lungo il tracciato ferroviario in cui fa scalo il rinomato trenino verde che, attraverso un percorso tortuoso ma allo stesso tempo tra i più selvaggi e suggestivi, si dirama all'interno dell'Isola. L’omonima grotta Taquisara, ubicata sopra il paese, costituisce uno splendido scenario sotterraneo dei Tacchi d’Ogliastra ed è composta da diverse sale, ognuna con delle particolari concrezioni. Merita una menzione a parte il caratteristico borgo di Gairo Vecchio, abbandonato definitivamente nel 1963 in seguito all’ alluvione che nel 1951 danneggiò irreparabilmente le strutture abitative del piccolo centro nel quale è possibile aggirarsi tra i vicoli e curiosare all’interno delle case e dei vecchi laboratori.

Nel territorio di Gairo si trova anche il litorale selvaggio e suggestivo di Baccu e Praidas, caratterizzato dalla presenza dei tipici porfidi di colore rossastro che si specchiano in acque trasparenti e cristalline, e la spiaggia di Coccorrocci, insenatura orlata da ginepri e oleandri racchiusa dai monti che a picco incombono su di essa e costituita da grossi ciottoli levigati dal mare. Nelle vicinanze troviamo Is Piscinas, bellissime e incontaminate piscine naturali, ed infine la spiaggia de Su Sirboni, particolare caletta di sabbia bianca davanti ad acque limpide e turchesi, incastonata tra gli scogli rossi e la folta vegetazione a ridosso, dove un tempo circolavano indisturbati i cinghiali dai quali prende il proprio particolare nome.

La santa patrona di Gairo è Sant’Elena Imperatrice, omaggiata nella omonima chiesa del vecchio borgo nel mese di agosto quando, per l’occasione, la Santa viene accompagnata dalla chiesa del nuovo abitato a quella del vecchio borgo su un carro trainato da buoi. Le altre festività religiose sono quella dello Spirito Santo, i cui festeggiamenti si tengono nel mese di maggio, e quella in onore della Madonna del Buon Cammino, omaggiata nel mese di settembre in una chiesa campestre di concerto con il paese di Cardedu.

Un ruolo importante assumono le sagre che accompagnano queste festività, alla riscoperta delle specialità culinarie del paese. Tra esse la sagra de sa coccoi e la sagra del cinghiale che si tiene in concomitanza con la festa di Sant'Antonio Abate a gennaio. Queste ricorrenze sono molto sentite dalla popolazione soprattutto poiché legate alla tradizione contadina che riteneva di buon auspicio per l'andamento dell'annata la buona riuscita del fuoco, per l’occasione utilizzato per cucinare la carne dei cinghiali procurati dai cacciatori durante la stagione venatoria.

In occasione delle varie festività, vengono inoltre preparati svariati dolci, tra i quali is amarettus, is pistoccus, is piricchitus, is pardulas, is papassinas, is mustacciolus, su gattou e is gueffus. Tutti i festeggiamenti sono inoltre accompagnati dai balli tipici con gli abitanti del paese che indossano i costumi tradizionali. L'artigianato locale è incentrato sulle lavorazioni di legno e ferro, sulla realizzazione dei cestini in vimini e sulle lavorazioni a uncinetto e punto croce.