Primavera nel Cuore della Sardegna 2019

Triei è un piccolo paese che sorge sul versante Orientale dell’alta Ogliastra e confina con Baunei, Talana, Urzulei e Lotzorai. La mancanza di testimonianze scritte rendono difficile l’individuazione di una data certa di fondazione del centro abitato di Triei, tuttavia le sue origini sono comunque antecedenti al XVI secolo. Si può affermare con certezza, infatti, che la chiesa intitolata ai patroni SS. Cosma e Damiano risale ai primi del 1560. Esistono diverse leggende sull’origine del paese: si narra che Triei sia stato fondato dalle popolazioni costiere che si spostarono all’interno per sfuggire alle incursioni saracene oppure secondo altri racconti questi luoghi furono il rifugio adatto agli abitanti di un villaggio collocato nell’altopiano di Ósono, situato a 3 km da Triei, per salvarsi dalla peste fondando un nuovo paese. Inoltre, secondo altri il nome del comune potrebbe derivare da Tereiu, luogo ricco di ginestra (in sardo Terìa): infatti, in primavera le colline si colorano del giallo intenso dalla ginestra in fiore che abbonda in questo territorio.

Il nome Triei compare la prima volta in un documento nel 1316 riguardante le rendite pisane delle curatorie di Sarrabus, Tolostra, Chirra e Ogliastra, facenti parte dell’antico Giudicato di Cagliari. Successivamente, come accaduto negli altri paesi ogliastrini, Triei divenne parte del Giudicato di Gallura; poi, dal primo decennio del secolo XIV passò sotto il domino pisano, dal 1323 agli Aragonesi, dal 1479 agli Spagnoli, dal 1708 all’Austria, dal 1720 ai Piemontesi, dal 1861 all’Italia. Nella visita del paese, tra gli antichi rioni Su ‘ngiasseddueSerra ‘e pinnaè possibile ammirare le case storiche caratterizzate dalla semplicità e dal singolare senso delle proporzioni di cui erano dotati i costruttori del passato. In questi ultimi anni inoltre il paese è stato abbellito dalla presenza di Murales realizzati dai ragazzi di diversi Istituti artistici della Sardegna, un’iniziativa promossa dalle istituzioni locali. Nei secoli il principale settore economico di sviluppo è quello agropastorale, in cui spiccavano l'allevamento caprino e la coltivazione della vite.

L’ambiente naturalistico di Triei si presenta ben conservato e di pregio: è tra i paesi più suggestivi proprio per la natura selvaggia che ancora oggi. Tra le zone di maggior interesse si annoverano il Parco di Mullò con i suoi lentischi millenari, le foreste di lecci della montagna di Monduggia e le numerose sorgenti presenti in questi luoghi. Il territorio è prevalentemente collinare e montuoso, in gran parte ricoperto da boschi di lecci e da macchia mediterranea, c arrubi, olivastri, sughereti: habitat ideale per una grande varietà di fauna: mufloni, cinghiali, martore, pernici, falchi e aquile reali. Spettacolare è la fioritura delle ginestre che in primavera incorniciano il paese.I boschi sono abitati dagli animali selvatici tipici della fauna sarda come i cinghiali, i mufloni, il falco e l’aquila reale.

Dall’altopiano di è possibile ammirare il bellissimo paesaggio dal verde della natura incontaminata all’azzurro del mare. La coltivazione dei vitigni è un elemento chiave nel patrimonio agricolo: si producono vini eccellenti e rinomati sin dal 1700 e distillati come il “filu’e ferru”. Un’atra attività distintiva della tradizione locale è l’apicoltura: a Triei si producono diverse qualità di miele, come quello amaro, raro e pregiato che si ottiene da fiori di corbezzolo.

Il territorio di Triei è ricco di tracce di vita antichissima. Sono numerose le costruzioni di età nuragica come il nuraghe Nonnùccoli a circa un chilometro da Triei, del quale rimangono pochi resti, quello di Bau Nuraxi che si trova sulla sponda destra del Rio Murta a due chilometri dall'abitato. Costruito con grossi massi di calcare, il nuraghe Bau Nuraxi presenta una torre centrale e due laterali, un vasto antemurale che circonda tutto il complesso e che comprende altre quattro torri. Nella parte antistante sono ancora visibili le capanne a pianta circolare. Di particolare interesse archeologico è l'imponente Tomba dei Giganti edificata sull'altopiano di Ósono in un leggero pendio: questo importante monumento preistorico fu riportato alla luce da una campagna di scavi iniziata nel 1989, rivelando una struttura funeraria in ottimo stato di conservazione grazie alla fitta vegetazione che la ricopriva e quindi in qualche modo la proteggeva. La costruzione è realizzata con il granito e il scisto locali. Durante gli scavi sono stati rinvenuti un pugnale di bronzo, frammenti di ceramiche, tegami e collane in pasta di vetro e in ambra.

La cultura è quella tipica dei paesi dell’altra ogliastra con contaminazioni campidanesi e barbaricine: dal canto a tenore alla poesia estemporanea, sino all’utilizzo della launeddas e dall’organetto come strumenti tradizionali.