Primavera nel Cuore della Sardegna 2022

Il toponimo Torpè (Thorpeia, Torpe, Sorpe, Trope) è di origine incerta, ma secondo alcune ricerche, appartenente allo strato linguistico preromano. Il centro fu abitato già in epoca nuragica e sottoposto in seguito alla dominazione romana. Nel Medioevo Torpè fece parte del Giudicato di Gallura e, successivamente, di quello di Arborea. Nel corso del XIV secolo il paese svolse un ruolo di rilevo quando dovette assorbire le popolazioni dei centri vicini che erano stati distrutti durante le guerre di occupazione catalano-aragonesi in seguito alle incursioni piratesche, mentre, dopo la battaglia di Sanluri del 1409, l’abitato divenne anch'esso un possedimento degli Aragonesi.

Alla fine del '500 dalla relazione Gessa, risulta che la chiesa madre di Torpè era dedicata a S.Nicola mentre le chiese filiali erano quelle diS. Benedetto, S. Martino, S. Maria, S. Vittoria e S. Restituita. Quasi duecento anni dopo, titolare risulta la chiesa dedicata alla Vergine degli Angeli e filiali quelle di S. Nicola, La Purissima, S. Elena e S. Antonio di Padova.

Tra i monumenti di maggiore interesse storico-architettonico figurano: il villaggio Nuragico di S. Pietro, quadrilobato, con mastio centrale, nel quale una torre fu utilizzata dai romani come granaio. Un'altra decina di nuraghi, tra cui alcuni ben conservati e svariate domus de Janas alcune delle quali (Sas Domos de sas Fadas) nei pressi del villaggio S. Pietro, con i resti dell'insediamento di epoca romana, confermano la remota continuità abitativa del luogo.

Particolarmente interessante l'architettura della parrocchiale intitolata alla Madonna degli Angeli e a poca distanza dal fiume, il monastero di San Martino, di cui rimangono i resti e l'abside.

All'interno del Parco Naturale Regionale Tepilora, situato alle pendici del Monte Nurres, nella valle del Rio Posada, il centro di Torpè gode di una favorevole posizione geografica tra lago e montagna a pochi minuti di distanza dal mare.

Il centro abitato si distribuisce tra il nucleo storico sulla destra del fiume e i cinque incantevoli borghi di Brunella, Talavà, Su Cossu, Sos Rios e Concas, con la natura ricca e densa di unicità faunistiche e botaniche a far da cornice.

Il paese è delimitato da rilievi sia a nord che a sud; dalla collina su cui giace, il territorio si snoda fino alla vasta pianura formata dal Rio Posada che scorre dagli altopiani di Bitti e Buddusò verso il delta della costa posadina. L’area è caratterizzata da un incantevole scenario naturalistico: i sentieri attrezzati per l'osservazione della fauna dei boschi di Monte Nurres, il complesso forestale di Su Lidone e la pineta di Sa Dea offrono la possibilità di effettuare rilassanti escursioni costeggiando il lago su cui sorge l'imponente diga. L’oasi naturalistica di Usinavà, all'interno del parco di Tepilora, è un rifugio protetto per la fauna selvatica e rappresenta una postazione privilegiata per ammirare la colonia di mufloni, la pernice sarda, il cinghiale, la lepre e l'aquila, immersi tra i boschi di leccio e sughere e le rocce granitiche modellate dalla secolare erosione.

La fertile pianura solcata dal fiume e le dolci colline felicemente esposte permettono lo sviluppo di agricoltura e allevamenti che favoriscono la produzione di ortaggi, ottimi vini, olio, agrumi, formaggi e miele.

 

Con numerose eccellenze in tutti i generi della tradizione orale, Torpè presenta ancora oggi le testimonianze di cantori e strumentisti. Nel vasto panorama musicale va ricordata la figura di Nigia Carai, artista di grande fama che fu seguita e apprezzata in tutta l'Isola per le sue straordinarie doti canore. Degne di nota sono anche le numerose edizioni del memorial a lei intitolato, dedicato agli esordienti. Particolarmente sentita da tutta la comunità è la festa di San Antonio Abate, i cui preparativi consistono nella raccolta delle frasche (essenze di macchia mediterranea) che saranno la materia prima per la realizzazione di carichi imponenti su mezzi di vario genere – tra i quali un caratteristico carro trainato da buoi – che sfilano nel paese ornati di arance e nastri colorati. Offerte di dolci tipici come sos cogoneddos accolgono gli ospiti e la comunità, mentre nella chiesa omonima viene celebrata la Santa Messa. Poco distante vengono depositate le frasche per creare un immenso falò (su fogulone) attorno al quale, in processione, si compiono dei giri rituali. La festa termina poi a notte fonda con l'attenuarsi del fuoco.

Il paese è impreziosito nel suo caratteristico centro storico da alcuni splendidi murales e dalle chiese della Madonna degli Angeli e di Sant’Antonio. Nei borghi di Concas, Brunella, Talavà e Su Cossu sono invece ancora presenti delle tipologie abitative tradizionali che rimangono piacevolmente impresse nella memoria di ospiti e visitatori.