Giovanni Pintori

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Tresnuraghes, 14 luglio 1912 - Milano, 15 novembre 1999

Nato a Tresnuraghes da genitori nuoresi, Giovanni Pintori ha sei anni quando la sua famiglia fa ritorno nel centro barbaricino, e ne ha appena quattordici quando inizia a frequentare il laboratorio del fotografo Piero Pirari e poi lo studio del pittore Giovanni Ciusa Romagna. Se questo gli corregge i disegni, il primo gli insegna a stampare le diapositive, ma soprattutto ne intuisce il particolare talento artistico. Così nel 1930 lo esorta a concorrere per una borsa di studio bandita dalla Federazione dei Commercianti nuoresi, che gli permetterà di andare a formarsi “in Continente”. La destinazione sarà l’ISIA di Monza, una modernissima scuola d’arte dove, dal 1931, Pintori avrà come compagni d’avventura il dorgalese Salvatore Fancello, iscritto nella sezione ceramica, e l’oranese Costantino Nivola, come lui interessato al corso di grafica, allora guidato da maestri come Edoardo Persico, Marcello Nizzoli, Xanti Schawinsky e Giuseppe Pagano (direttore della rivista “Casabella”), figure chiave della cultura razionalista del tempo.

L’impiego arriverà subito dopo il diploma, e per molti anni legherà il nome di Pintori a quello di una delle più significative e moderne realtà industriali di allora: la Olivetti di Adriano Olivetti, a Ivrea. Sarà l’inizio di un’ascesa inarrestabile, che dopo la realizzazione delle tavole per il Piano Regolatore di Aosta (1936) lo porterà prima a collaborare con l’Ufficio Tecnico Pubblicità, e poi a divenirne il primo referente (anche perché l’amico Nivola sarà costretto a emigrare negli USA in conseguenza delle leggi razziali del 1938, che minacciavano l’incolumità della moglie ebrea). Le locandine e le pagine da lui ideate per reclamizzare le macchine da scrivere italiane più famose al mondo saranno sempre immediatamente riconoscibili per la peculiarità delle scelte cromatiche e l’organizzazione dello spazio sulla superficie disegnativa, per la gestione dei caratteri grafici intesi come “componenti della scrittura” e per l’accento posto sull’oggetto commerciale pubblicizzato. Tutto questo concorrerà al successo del suo particolarissimo “segno”, esempio inevitabile (e inimitabile) per generazioni future digraphic designer, figura della quale fu pioniere e anticipatore. Nel 1952, quando il MoMA di New York dedicherà una mostra al design dell’impresa italiana (la prima volta in assoluto di questa tipologia di allestimento), i lavori di Pintori saranno tra i protagonisti all’interno delle sale americane; lo stesso accadrà al Louvre di Parigi nel 1955, dove avranno un ambiente dedicato; mentre a Tokyo, undici anni dopo, i lavori dell’artista sardo godranno dell’attenzione esclusiva di una mostra personale.

Pintori lavorerà alla Olivetti per circa trent’anni, alternando la messa a punto dei materiali pubblicitari all’organizzazione di negozi monomarca, vetrine, stand eshowroom. Morto il fondatore Adriano (1960), nel 1967 il grafico sardo lascerà il posto per esercitare la libera professione: altre collaborazioni di alto livello ne scandiranno l’attività, e diversi altri marchi si fregeranno ancora della sua firma (Pirelli, Gabbianelli, Ambrosetti, Merzario). Anche la pittura, praticata nell’ultimo decennio di vita, tradirà sempre – nel suo carattere astratto e dinamico, nell’uso del colore, nel ricorrere dell’iconografia del “moto perpetuo” e delle linee curve – quei tratti salienti che erano stati cifra stilistica della sua ricerca.

Il percorso di Pintori, a tutt’oggi, appare come una lunga scia di punti luminosi, tanti quanti gli importantissimi riconoscimenti ricevuti negli anni, il cui solo elenco in ordine cronologico già basta a testimoniarne parimenti il crescendo inarrestabile di valore, notorietà e prestigio: Palma d’oro della Federazione Italiana Pubblicità (1950); Certificate of Excellence of Graphic Arts dell’AIGA (Associazione dei graphic designer statunitensi) (1955); Medaglia d’oro e Diploma di Primo Premio di Linea Grafica della Fiera di Milano (1956); Diploma di Gran Premio all’XI Triennale di Milano (1957); Typographic Excellence Award del Type Directors Club di New York (1962); Certificate of Merit dell’Arts Directors Club di New York (1964); Medaglia d’oro al XVII Convegno Internazionale Artisti Critici Studiosi d’Arte (1968).

 

Bibliografia essenziale

  • R. BOSSAGLIA, A. CRESPI, L’ISIA a Monza. Una scuola d’arte europea, Silvana Editoriale, 1986;
  • R. CASSANELLI, U. COLLU, O. SELVAFOLTA, Nivola, Fancello, Pintori. Percorsi del moderno, Wide, Cagliari - Jaca Book, Milano, 2003;
  • Pintori, catalogo della mostra a cura di C, Branzaglia (Nuoro, Museo MAN, 3 ottobre-23 novembre 2003), Nuoro, Museo MAN, 2003;
  • M. MUSINA, Pintori, la severa tensione tra riserbo ed estro, Fausto Lupetti Editore, 2013

 

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