Salvatore Satta

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Nuoro, 9 agosto 1902 - Roma, 19 aprile 1975

Settimo figlio di un noto notaio nuorese di cui porterà lo stesso nome di battesimo, Salvatore Satta compie gli studi liceali a Sassari per poi laurearsi in legge, con lode, nel capoluogo turritano. Il titolo di Dottore sarà la prima tappa di un lungo percorso accademico incentrato sulle discipline giuridiche, che negli anni lo porterà più volte a cambiare la sede della docenza: da Camerino a Macerata, da Padova a Genova, e infine a Roma; a Trieste, invece, sarà prorettore. La concezione di un diritto inteso non in senso astratto e concettuale, ma calato nel mondo e applicato alla vita, lo accompagnerà sempre nella professione, e tale sarà la versione consegnata alle numerosissime pubblicazioni scientifiche e agli scritti giornalistici, licenziati, dal 1970, come collaboratore del “Gazzettino di Venezia”.

Il suo sfortunato romanzo d’esordio La veranda (1932) – che rielaborava la degenza presso il sanatorio di Sondalo per curare una grave infezione polmonare contratta nel 1926 durante un tirocinio legale a Milano – fu la prima vera spia di una fascinazione per la scrittura, di una vocazione al racconto, di quel “male” letterario, insomma, che si sarebbe palesato poi anche nelle amare riflessioni sulla situazione italiana negli anni tra 1940 e il 1945 affidate al De profundis(1948). Sarà però l’opera postuma Il giorno del giudizio a far divenire quello di Satta un vero e proprio “caso” nella storia della letteratura italiana. Non solo e non tanto perché quando venne pubblicato – nel 1977 da CEDAM, e due anni dopo per i tipi di Adelphi – la sua comparsa sulla scena editoriale fu seguita da un clamore direttamente proporzionale al sostanziale silenzio che ne aveva accompagnato, dal 1970, la stesura. A fare scandalo, di questo testo vincitore del premio Comisso e presto tradotto in sedici lingue, fu piuttosto lo spirito apocalittico e inclemente, dal momento che sulla Nuoro primonovecentesca, descritta attraverso i protagonisti della sua Belle Époque, resuscitati e chiamati in causa dall’autore-narratore-personaggio per essere sottoposti a una valutazione finale, veniva gettata una luce talmente diretta, violenta e impietosa che, pur nella trasfigurazione letteraria, non lasciava né alla città nei suoi quartieri e luoghi simbolo (i rioni di Séuna e San Pietro, il Corso Garibaldi, il celebre Caffè Tettamanzi), né ai suoi “eroi” – né, in definitiva, all’esistenza in sé – la possibilità di una vera consolazione, salvezza o redenzione. Se non, appunto, quella della “testimonianza” deposta in loro nome.

L’accoglienza assai poco calorosa, e anzi piuttosto risentita, che il pubblico nuorese in particolare riservò a questo romanzo capace di fondere i ricordi autobiografici dell’uomo e le riflessioni super partes del giurista, venne ribaltata nell’immediato da un altro “giudizio”, quello della critica nazionale – che citò a proposito Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi da Lampedusa (1958) – e internazionale – George Steiner lo paragonò alla Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters (1915). Questo testo capitale, oggi definitivamente canonizzato, vanta ancora numerosissime ristampe, ed è capace come pochi altri di infiammare il dibattito culturale e identitario, dividere gli animi, ispirare autori e artisti. L’illustratore e fumettista nuorese Manuelle Mureddu ne ha tratto la graphic novelintitolata La danza dei corvi (2016): una riproposizione certamente inedita e insolita del capolavoro dello scrittore, ma soprattutto un’ennesima prova della centralità di questo testo per e oltre l’immaginario circoscritto del capoluogo barbaricino, e dunque una dimostrazione della sua capacità di porsi al di là delle più stringenti dinamiche storiche, generazionali e finanche mediali. Nemmeno Satta, da parte sua, si era sottratto in vita al gusto delle sperimentazioni compositive: lo dimostrano i “versi e versicoli” ora raccolti nei Padrigali mattutini (2015), componimenti che, per quanto concepiti per una fruizione domestica e privata, offrono al lettore un’ulteriore testimonianza della sua versatilità in quanto scrittore, e della complessità della sua indole tormentata

 

Bibliografia essenziale

  • S. SATTA, De profundis, Padova, CEDAM, 1948; Milano, Adelphi, 1980; Nuoro, Ilisso, 2012;
  • S. SATTA, Il giorno del giudizio, Padova, CEDAM, 1977; Milano, Adelphi, 1979; Nuoro, Ilisso, 1999; Nuoro, Il Maestrale, 2006;
  • S. SATTA, La veranda, Milano, Adelphi, 1981; Nuoro, Ilisso, 2002; Nuoro, Il Maestrale, 2006;
  • AA. VV., Salvatore Satta giuristascrittore, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Ugo Collu (a cura di), Nuoro, Teatro Eliseo, 6-9 aprile 1989, Nuoro, Biblioteca Sebastiano Satta, 1989;
  • G. PITITU, Nuoro nella Belle Époque, Cagliari AM&D, 1998;
  • M. CORDA, Elogio del microcosmo, Milano, Mondadori, 2001;
  • V. GAZZOLA STACCHINI, Come in un giudizio. Vita di Salvatore Satta, Roma, Donzelli, 2002;
  • S. SATTA, Padrigali mattutini, Nuoro, Ilisso, 2015;
  • M. MUREDDU, La danza dei corvi, Nuoro, Betistòria Edizioni, 2016

 

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