Cuore della Sardegna

Da oltre cinque secoli a Lula, nelle notti del primo maggio e del 4 ottobre, si celebra la festa di San Francesco, durante la quale tantissimi fedeli percorrono circa trenta chilometri a piedi, recandosi in pellegrinaggio dalla Chiesa della Solitudine di Nuoro fino ai piedi del Montalbo, in un santuario campestre consacrato al celebre Santo di Assisi. Si narra che il santuario sia stato costruito nel 1600 da un bandito nuorese per una grazia ricevuta in seguito ad un’accusa di omicidio.

In un clima di raccoglimento e fede il comitato che organizza la festa accoglie i pellegrini nelle “cumbessias”, delle piccole case poste intorno alla chiesa e costruite in passato per far sì che i fedeli potessero alloggiarvi in caso di necessità. Una volta giunti al santuario, secondo la tradizione, viene offerto ai fedeli un piatto di minestra calda con “Su Filindeu” (che in italiano si traduce “i fili di Dio”). Il Filindeu è una rara pasta sarda, tradizionale della Barbagia: una composizione di ingredienti semplici come semola di grano duro, acqua e sale. L’impasto si forma dall’unione di questi elementi, che viene lavorato e trasformato in sottilissimi fili posti su tre strati sovrapposti in diagonale e intrecciati in modo da formare un sottile cerchio dalla superficie irregolare. I fili intrecciati vengono poi fatti essiccare sopra delle foglie di asfodelo e, una volta essiccata, la forma di pasta viene frantumata in piccoli pezzi cotti in un saporito brodo pecora accompagnato da pecorino fresco.

La ricetta si prepara in gruppo, con le vicine di casa e con le nipoti, tutte rigorosamente donne, come da tradizione. Un piatto capace di riscaldare il corpo e l’anima, del quale sono custodi oramai poche donne che donano il loro tempo ad insegnarne la passione e tramandarne i segreti.